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L’UNTO DEL MIGLIORE

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L’UNTO DEL MIGLIORE
Massimo D’Alema.Chi era costui? Forse si chiederanno molti italiani fra qualche decennio. Risposta semplice.E’ stato l’uomo politico italiano più inutile e dannoso della storia repubblicana. Purtroppo è il destino di molti “predestinati”.Nella storia c’è chi è predestinato a fare grandi cose. Chi invece a sbagliare sempre tutto.
Perché D’alema sarebbe un predestinato,ci si chiede.Perchè è stato “l’UNTO DEL MIGLIORE “ ! Per capire bisogna riandare agli anni del secondo dopoguerra italiano.L’Italia usciva distrutta materialmente e moralmente da una guerra disastrosa,fatta con molta incoscienza dal regime fascista di Mussolini.
L’Italia si incamminava nella faticosa via democratica per il governo del paese.Emersero due grandi forze politico-culturali.Quella cattolica,rappresentata dalla DEMOCRAZIA CRISTIANA e quella sociaslista guidata dal PARTITO COMUNISTA. Due partiti che rappresentavano due visioni opposte del mondo,della vita,della politica,della società.
Segretario del Partito Comunista,fu fino alla sua morte,Palmiro Togliatti.A detta di tutti un grande uomo politico e chiamato dai suoi seguaci “Il Migliore”.
In quegli anni,il nostro D’Alema era un bambino e suo padre un militante dirigente comunista.Un giorno,forse perché la madre di Massimo si era stufata di veder andar via il marito e dover guardare i figli,il padre portò con se il piccolo Massimo ad un evento importante al quale partecipavano i big del partito.Togliatti,”il migliore”,vide il bambino,chiese chi fosse,lo prese in braccio e lo sbaciucchiò,complimentandosi col padre.Una cosa che sembrerebbe normale,ma che invece a quei tempi, per la dirigenza comunista non lo era.
Innumerevoli foto,immortalarono il momento.Da allora quel bambino,fu considerato “l’unto del Migliore”,cioè un predestinato a grandi cose.
Ovviamente il giovane Massimo fu indottrinato a dovere,iscritto al Partito si gettò a capofitto nelle attività politiche giovanili,diventando presto antipatico a tutti, con la sua aria da saputello e primo della classe.
Girò l’Italia al seguito del padre che veniva mandato di qua e di la dal Partito. Fu preso,dopo il Liceo a Genova alla facoltà di Filosofia della Normale di Pisa.Nel 1975 stava per laurearsi quando il Partito da Roma lo chiamò. A Roma serviva un giovane per guidare la FGCI cioè il partito comunista dei giovani. Rispose ,come Garibaldi “Obbedisco!” Lasciò gli studi e cominciò quella che avrebbe dovuto essere una brillante carriera politica. Le cronache o la leggenda narra,che non volle presentarsi alla discussione sulla tesi di laurea,perché il Professore era un amico del padre e tutti avrebbero chiacchierato quella Lurea. Quindi rinunciò! Grande gesto! Un filosofo in meno per l’Italia. Però,le malelingue,dicono che rinunciò facilmente,perché sapeva che gli era assicurata, una lunga carriera politica,tra gli agi,i privilegi,le chiacchiere salottiere, invece che filosofare e insegnare.
Guidò i giovani,poi i grandi,poi il Partito,poi il governo.Si rivelò però come un generale che perdeva tutte le battaglie e tutte le guerre.L’unzione del Migliore,non era servita a nulla.
Solo in una cosa,rivelò una gran capacità;gli intrighi di corridoio,di palazzo,di giardino, per fare le scarpe a qualcuno.Si rivelò insuperabile,un gran maestro dell’intrigo. Però malgrado tutto questo,continuava ad aver seguito,ascolto.Con la sua grande spocchia,aria di superiorità, da saputello ,con l’ antipatia innata, pretendeva di dare lezioni di politica a destra e manca. Finchè un giorno, nel partito, arrivò un giovane che ebbe il coraggio di rottamare quell’inutile e dannoso politico della sinistra. Fu l’inizio della fine per l’unto del migliore. Infuriato se ne andò dal partito ed assieme ad altri vecchi nostalgici, formò cantando “bandiera rossa” un partitello, sognando grandi rivincite. Era evidente che non capiva più niente di italiani e di politica,ammesso che ne avesse mai capito,qualcosa. E fu una grande batosta,sia del partitello che sua personale.Nel suo feudo,dove gli elettori gli avevano sempre garantito la vita da gran signore della politica,fu strabattuto da giovani sconosciuti.Non fu una sconfitta sul filo di lana.No! Arrivò solo quarto.
Un qualsiasi uomo che abbia un po di buon senso,a questo punto,si sarebbe ritirato dalla politica ed uscito con dignità dal palcoscenico.Invece no,continuò a pretendere di insegnare qualcosa, con la solita puzzetta sotto il naso.
GIAN LUIGI BELLINI – ROMA,MARZO 2018

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