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IL PAZIENTE INNAMORATO

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                     IL PAZIENTE

                   INNAMORATO

 

Racconto   di

GIAN    LUIGI     BELLINI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                     

 

 

 

 PROLOGO

 

Milano,1 Dicembre 2013

Mancava poco alle tre del pomeriggio , quando squillò il cellulare.Marcò guardò il display,non risultava essere qualcuno che conoscesse.Era indeciso se rispondere o no.A quell’ora   telefonavano sempre per farti “risparmiare” sul gas,l’acqua,la luce,il cellulare. Decise  però di rispondere

<< Pronto>>

<< Buongiorno!Il signor Marco Riva?>>chiese una voce femminile,giovane

<<Si,sono io.Dica>>

<<Lei abita in via Vincenzo Foppa 57?>>

<<Ci abitavo una volta.Perchè?>>

<<Perché è stato presentato un esposto contro di lei.Sono l’appuntato Donnarumma  della Caserma dei Carabinieri di via Pasiniano>>

Meravigliato, Marco non sapeva che dire <<Un esposto???>> cominciò a pensare al vecchio condominio, a chi ancora potesse avercela con lui ,poi un lampo lo illuminò.La caserma dei Carabinieri vicino alla sua vecchia abitazione,alla sua ASL

<< E’ stata una signora?>>

<<Si>>

<<Una dottoressa?>> chiese preoccupato

<<Si>> poi lei cercò di tranquillizzarlo <<E’ solo un esposto,un reclamo,niente di grave.Capisco, a volte uno,facendo la corte,può  esagerare un po’…>> con voce gentile,quasi allegra e divertita.Lei  sapeva il contenuto dell’esposto,si immaginava la faccia,lo sgomento di lui Pensava,probabilmente, che fosse  una lite tra amanti.

<<E allora,adesso che succede?>> chiese Marco preoccupato.Non aveva mai avuto a che fare con i carabinieri,proteste,esposti,denunce.

<<Viene qui.Glielo facciamo leggere.Firma.E finisce tutto qui>> sempre con voce gentile ed anche un po divertita.

<< D’accordo!Vengo subito>>  Marco riattaccò,per niente ricuorato dalla carabiniera.

 

 

DICIOTTO MESI PRIMA

L’appuntamento era per le  dieci .Mancavano più di venti minuti,quando  Marco Riva , già saliva le scale.Serio in volto,un po’ preoccupato e nervoso.Come sempre,era arrivato in anticipo.  Non gli  piaceva  arrivare in ritardo. Evitava sorprese,come perdere l’autobus,la metro,la fila. Era una bella mattina di Marzo ed il sole, illuminava il cielo di Milano, in maniera insolita per la stagione.Non c’era la solita fuliggine,lo smog che formava uno strato quasi palpabile, di aria, che impediva alla luce ,di far risplendere la città.                                                                                                                                             Milano era molto bella,quando il cielo era bello e l’aria  pulita.  Un leggero vento freddo,quel giorno rendeva l’aria tersa e brillante.Dal balcone di casa sua,Marco,prima di uscire guardò con stupore lo spettacolo delle Alpi  innevate. Quella scena, l’aveva fissata  più volte,su pellicola,quelle rare volte che  capitava.Quella mattina, la fissò in digitale.

Alla reception della ASL, chiese dove fosse l’ambulatorio di dermatologia. Terzo piano,stanza 306.Salì i gradini togliendosi il cappello ed il cappotto;dentro faceva caldo e  cominciava a sudare.  Mostrò l’impegnativa all’infermiera del desk del piano, che lo invitò a sedersi, nella sala d’aspetto, in fondo al corridoio.Si sedette ed aspettò.Non era tranquillo. Il suo dottore,dopo avergli guardato bene la lingua,aveva richiesto una visita specialistica.Da tempo soffriva,di un forte pizzicore alla punta della lingua,e dei dolori ai lati,quando masticava. Era preoccupato,come sempre,quando doveva fare, una lastra,un esame o la visita per un sintomo che non aveva mai avuto.

Professore di matematica alle medie,da alcuni anni in pensione, Marco  aveva “soltanto” settantadue anni. Ma se li portava bene,molto bene!Tutti glie ne davano una cinquantina,al massimo sessanta.  Alto,robusto,viso largo, senza rughe,capelli corti brizzolati,sguardo vivo,sorriso pronto, camminata svelta,anche se negli ultimi anni, un’artrosi all’anca sinistra,ogni tanto, gli dava qualche problema.  Aveva dovuto lasciare qualche attività,come il tennis,dove gli piaceva  scatenarsi,  ma il giorno dopo,zoppicava per il  dolore. Aveva mantenuto gli impegni “statici”. Faceva parte di due compagnie teatrali, amatoriali. Una molto impegnativa ,con prove più volte a settimana e che finivano molto tardi la sera. Cantava anche in un coro, che preparava un  musical, per uno spettacolo di beneficienza, a fine stagione, in un bel teatro.

Nell’attesa,cercò di leggere i titoli e sottotili del giornale,sfogliandolo nervosamente.La testa però ,era altrove. Si aprì la porta della stanza 306 e uscì un signore anziano. Da dentro  , una voce femminile chiamò

<< Franceschini !>> .Si alzarono due donne di mezz’età ed entrarono.

Riprese,mentalmente, la selezione degli articoli del quotidiano che poi avrebbe letto tranquillamente a casa,dopo pranzo,seduto comodamente, nella sua poltrona a geometria variabile,ipertecnologica.  Guardò l’orologio;le due signore erano  dentro da una ventina di minuti.Finì di sfogliare il giornale.Si alzò e cominciò a passeggiare nervosamente per la sala d’attesa,quasi piena  .Finalmente la porta di dermatologia  si riaprì e le due donne uscirono, salutando allegramente. La voce di donna , da dentro ,chiamò

<< Riva!>>

Un tono deciso,ma gentile,caldo. Entrò svelto;  si trovò davanti ad una signora  in camice bianco, sulla cinquantina, lunghi capelli castano chiaro tendenti al rosso,viso sfilato,dolce,bocca un po’ sporgente  e sottile. Una bella donna.Ne fu colpito. Si sedette davanti a lei e cominciò ad esporre il problema.Quando finì ,la dottoressa lo invitò a sedersi  sul lettino e ad aprire la bocca, tirando fuori bene la lingua.Lei guardò attentamente con la lente circolare luminosa a pantografo. Marco aspettava con ansia il responso.

<< Si, è un po’ arrossata,irritata. Le do un unguento, da mettere due volte al giorno.Ci rivediamo la settimana prossima>>.

Lui si tranquillizzò, pensando che se ci fosse stato qualcosa di brutto, si sarebbe visto subito.

<<Come va con l’intestino?Ha qualche disturbo? >> chiese  la dottoressa.

Che c’entra l’intestino,si chiese Marco.Dove vuol arrivare a parare? Incerto cominciò

<< Diciamo,che ho la sindrome dell’intestino irritabile . Basta un niente, per andare fuori giri,non una vera e propria diarrea,ma una via di mezzo>>.Elencò tutti gli alimenti che, l’esperienza,gli diceva di evitare.Un elenco lunghissimo.                                                La dottoressa gli propose di fare un test per  allergie ed intolleranze, perché poteva darsi che fosse l’intestino, a procurare quel problema  alla lingua. Rispose subito di no,senza incertezza.Non voleva trovarsi nelle condizioni  di chi,come una sua cugina,che anni prima, fece il test delle intolleranze e risultò positiva ad un’infinità di cibi .  Ebbe molta difficoltà poi,a prepararsi un menù adatto.Pensò anche ,di trovarsi di fronte al solito dottore, che gli ordinava analisi fuori dal SSN, in un laboratorio amico, per avere una percentuale .

<<Proviamo adesso con queste medicine.Poi vedremo>> rispose deciso. La dottoressa non insistè.Si mise alla scrivania e compilò la ricetta,mentre lui, la guardava scrivere . Si,la  signora gli piaceva molto.Lei finì di scrivere la ricetta  su foglio bianco,libera,cioè  medicine che il SSN non passava  .Marco era convinto, che tutte le medicine non pagate dal SSN, fossero inutili;anche senza di esse, si sarebbe guariti bene lo stesso,magari più lentamente.Non disse niente,sentì le istruzioni che gli dava la dermatologa,prese la ricetta, salutò e come da lei richiesto, andò dall’infermiera al desk del piano, per prenotare la prossima visita , per la settimana dopo. Seppe allora che era stato visitato  dalla dottoressa  Franca Piovani.

Uscito dalla ASL , si diresse alla farmacia vicina .Comprò l’unguento,che risultò caro, come pensava.Andò a prendere la Metro , ripercorrendo a piedi,  le strade del centro,dove aveva abitato per quasi una cinquantina d’anni.Una marea di ricordi gli affollò la mente e con essi,rivisse forti sensazioni .  Aveva cambiato casa,una decina di anni prima, per sfuggire al rumore ed allo smog del centro.Conservò però la ASL,non comunicando il cambio di indirizzo, perché la considerava molto buona.   Scese dopo dodici fermate e si diresse verso casa, dove abitava , al sesto piano, di un palazzo con vista di un bel parco cittadino.A casa controllò l’unguento comprato.Scosse la testa e sorrise ironico. Sembrava essere più un cosmetico,che una vera e propria medicina. Decise però di seguire,anche se con un certo scetticismo, le indicazioni della dottoressa.Un bravo paziente,come sempre!

Nel pomeriggio,ricevette una telefonata di Susy.Marco la sentì ancora molto triste . Soffriva per l’abbandono del suo ragazzo, di un paio di mesi prima.Lui cercò di confortarla , le parlò molto amorevolmente, predicendole un felice futuro.  Era giovane, bella, molto desiderabile, non avrebbe avuto difficoltà a trovare presto un compagno adatto a lei. Per tirarle su il morale,le raccontò qualche suo aneddoto divertente e alcune barzellette.Marco la invitò al cinema per quella sera,pensando che l’incontro personale,sarebbe stato più efficace.                                                                                                                  Scelse il film di un comico di gran successo allora. Sperava così di farla un po’ divertire .A lui quell’attore,al massimo faceva un po’ sorridere. L’incontro stava avendo il suo effetto.Durante il film,lei rise e si risollevò un poco.Usciti dal cinema,Marco pensò bene di invitarla a prendere una pizza,per concludere, grazie al cibo ed alla birra,in allegria.

Marco era abituato a tirare su il morale alle donne,specie le ex, in crisi,di qualsiasi tipo.Lo chiamavano,si sfogavano,piangevano un po’, poi uscivano,a spasso tra la gente ed a cena.Qualche volta finivano a letto.Lo prendevano come un’aspirina,un Protzac!

La serata finì in allegria. Quell’incontro improvvisato,fu molto importante per entrambe.

                              

 IL CELLULARE

Unta bene la lingua, per una settimana,senza risultato alcuno,Marco si recò,questa volta più sollevato, anche se un po deluso,all’appuntamento con la dermatologa.Era   contento di rivederla.Dopo i saluti,riferì della situazione immutata ,della lingua.

<<Sento sempre lo stesso pizzicore,in varie zone,specie nel triangolo della punta.A volte è molto forte>> Lo fece accomodare sul lettino,seduto,con la lingua in fuori.Lei si mise davanti,vicina,le sue gambe, tra quelle allargate di lui,mentre con la lente ,scrutava attentamente l’organo gustativo .Finì l’osservazione dopo un paio di minuti.Spense la lampada e ritornò a sedersi alla scrivania, seguita da Marco

<<Come sta con l’intestino?Mi scusi se le rifaccio la domanda,ma è importante>>gli chiese, appena lui fu seduto dall’altra parte della scrivania.

<<Come la settimana scorsa>> ripetè lui con tono lapalissiano << sempre irritabile.Dipende dai giorni,da quello che mangio e credo dipenda anche dallo stress>>

<<Certo lo stress colpisce subito stomaco e intestino.Che lavoro fa? >>  Marco fu un po’ stupito da quella domanda.Credeva che si vedesse benissimo che aveva l’età del pensionato.Rispose  con calma,con un tono confidenziale

<<Ormai sono pensionato da qualche anno.Ero professore di scuola media>>

<< Capisco>>

Marco si chiese cosa avesse capito.Stava per spiegarle ,che era sempre stato un tipo molto sensibile,facilmente stressabile per le asperità della vita,quando lei cominciò, con professionalità, un lungo discorso.

<<La lingua è come una finestra sul nostro apparato digerente.Non avendo lesioni o altri segni evidenti di altre patologie ,dobbiamo pensare all’apparato diregente ed in particolare all’intestino,visto che lei ha problemi di irritabilità…>> Marco la stava a sentire con interesse,ma non per la spiegazione scientifica,ma per la sua voce calma, gentile,suadente, rilassante.Provava piacere e desiderio.

<<… i sintomi che lei accusa,possono essere dati da un’intolleranza a qualche alimento.L’intestino reagisce ad un cibo che ha difficoltà ad assimilare. Succede anche per alimenti comunissimi ,insospettabili…>> Marco ogni tanto assentiva con la testa, per farle capire che la seguiva interessato

<<…a lungo andare danno luogo a vari disturbi e l’organismo colpito per primo è proprio l’intestino >> concluse soddisfatta la spiegazione  << quindi prima di fare ricerche in altre direzioni,direi di vedere se si tratta di qualche intolleranza>>  Oltre alla bellezza ,la signora, aveva anche  signorilità, gentilezza,un fare affabile,molta professionalità e molto charme.Notò che non aveva la fede,nessun anello alle dita.Strano,una così bella donna!

<< E cosa dovrei fare?>> chiese convinto.

<< Basta un’esame del sangue.Adesso glielo prescrivo >>                                             Si mise a compilare la ricetta rossa e gliela diede. Andò  subito a fare il prelievo del sangue,al piano terra.Due flaconcini ,uno per le allergie,pagato dal SSN, lo tenne l’ambulatorio. L’altro, per le intolleranze,lo portò  alla dottoressa,che l’avrebbe fatto analizzare, da un laboratorio esterno,a pagamento, centocinquanta euro, alla presentazione del risultato. La signora gli chiese un recapito, per chiamarlo a risultati  pronti.Lui stava per dare il telefono fisso,dato che era all’antica,ma  decise di dare il numero del suo cellulare, come ormai facevano tutti.

Da quella decisione, potè svilupparsi tutta la “storia” 2.0

Si salutarono,cordialmente.Marco tornò a casa un po’impensierito, perché era sicuro, che sarebbe risultato, non solo intollerante a tantissimi alimenti, ma  anche allergico e la cosa,sarebbe stata molto  più grave.

Quel giorno, fu completamente affascinato dalla dottoressa .Non pensava però minimamente, a farle la corte,convinto  che, una come lei, fosse fuori della sua portata. Davanti alle belle donne,di classe,aveva all’inizio, una specie di timore reverenziale ; era sicuro, che per loro, ci volessero uomini in gamba,forti,senza macchia e senza paura. Lui con le sue incertezze,le sue fragilità,le sue paure,come poteva aspirare? L’esperienza di una vita, gli diceva anche,che per quel tipo di donne, bisognava avere pure portafogli pesanti,molto più pesanti del suo. Sicuramente, la signora aveva avuto la possibilità di avere a disposizione, i migliori portafogli della sanità, sia pubblica che privata.Non era un pensiero maschilista il suo,ma la constatazione di una realtà che, ancora oggi, delegava al maschio, il dovere di essere più forte economicamente.Se succedeva il contrario,la cosa era guardata da tutti,con sospetto e malignità.

A frenarlo, c’era pure il fatto della differenza d’età.Pensava,che una ventina d’anni,fosse troppo,per una donna come lei,ai nostri giorni!

                                          

 REFERTO  E CURA 

La dottoressa Piovani,lo chiamò dopo una settimana.Si recò  da lei,un po ansioso  .Provava  piacere a rivederla,a sedersi di fronte a lei e ad ascoltarla.Ma aveva anche un po’ di timore del responso.Lei mostrò la cartellina ; risultava intollerante al glutine ed al cacao.Una intolleranza media. I risultati per le allergie, per fortuna risultavano  negativi.Lei gli illustrò  il percorso da fare.

<<Deve fare una dieta,almeno per sei mesi,di cibi senza glutine e cacao.>> vedendolo incerto  aggiunse <<Per fortuna oggi,esistono tanti negozi,che vendono alimenti senza glutine.Tantissimi alimenti.Non avrà difficoltà.Anche qua dietro, c’è un negozio del genere>>

Lei pensava che Marco abitasse nei dintorni,come era scritto sulla impegnativa rossa, compilata dal suo dottore, con il vecchio indirizzo e per giunta,anche col numero civico sbagliato e risultante quello di un bar, invece del suo antico portone.                            << Le consiglio,adesso quando va a casa,di spiegare bene a sua moglie…>>           <<Non ho moglie>> la interruppe lui istintivamente.                                                  << Mi scusi..>>imbarazzata,come se avesse fatto una gaffe.  Forse pensava che fosse vedovo,che la moglie lo avesse lasciato. Niente di tutto questo.Lui non si era mai sposato e aveva voluto far sapere ,che era libero.Inconsciamente, gia  pensava alla possibilità di farle la corte .                                                                                                          << Ci vediamo fra due settimane.Vediamo come va sia la lingua che l’intestino. Adesso uscendo,fissi l’appuntamento qui alla reception del piano.Arrivederci>> si alzò,lo congedò.Lui le strinse la mano ed uscì.

Marco era abbastanza soddisfatto,sia perché si aspettava di essere intollerante a moltissimi alimenti,sia perché pensava, che quella dieta,non gli sarebbe costata fatica e rinuncie. Normalmente ,  mangiava pochissima pasta e niente pane. Si sbagliava,  perché i prodotti senza glutine, sono molto meno gustosi,ma soprattutto, non aveva  pensato  al “sociale”,cioè cene,pizze,gite,viaggi, alimenti confezionati.In realtà ,dovette rinunciare a molto;imparò bene il termine “Gluten free!” .

Nei giorni seguenti, si accorse di pensare molto a lei.Si rese conto che le piaceva tanto.Sinceramente però, non credeva che  potesse riuscire a conquistarla. Non si sentiva all’altezza.La sua vita sentimentale,era stata un disastro;i suoi rapporti con l’altro sesso,sempre difficili.Gli capitavano sempre donne difficili,problematiche. Da molti anni,si faceva una domanda , alla quale  non era ancora riuscito a darsi una risposta.

Dipendeva dalla sfortuna?

Quando studiava psicologia all’università,in un sacro testo della materia,lesse che incontrare la persona adatta a formare una buona coppia,dipendeva da tantissimi fattori esterni;in fondo, sosteneva l’autore, “era come partecipare ad una lotteria.” Marco da giovane , voleva sposarsi ed avere tre figlie. Invece!                                              Spesso si chiedeva se fosse lui che, inconsciamente,per un qualche motivo,se le cercava così difficili e impossibili,proprio per non sposarsi?. Ora, alla sua veneranda età,si ritrovava solo,senza figli,nipoti .Questa condizione , cominciava a pesargli.                       Aveva  ormai  quasi rinunciato a sperare,a cercare una compagna,anche se tutti lo spronavano,dicendogli che era ancora in gamba e appetibile per molte donne. Lui purtroppo,era anche molto selettivo,pretendeva molto,non si voleva accontentare,come facevano molti.Per lui o l’estasi o nulla!                                                                          Lui voleva la donna bella,di classe,intelligente e colta;ma   queste, non si mettevano con tipi come lui,cioè con un “Bravo Ragazzo”. Quelle donne preferivano, i chiacchieroni,i simpaticoni,i grandi adulatori,i bugiardoni,gli imbroglioni,i mascalzoni.”Bello e dannato”!   In alternativa,sceglievano, più semplicemente, un riccone.Pensiero magari,un po tranchant!                                                                                                                    Gli sembrava ormai difficile trovare una compagna,con i requisiti che piacevano a lui.Aveva provato anche su Internet,ma ebbe solo molte e grandi delusioni.Non era quella la via,almeno per quelli della sua età.

Alla successiva visita di controllo,il  desiderio di rivederla era forte.Si presentò con larghi sorrisi e gentilezze , ben corrisposte da lei.Simpatia personale  o professionalità?          << Allora come andiamo dopo questa settimana di cura?>>                                            <<Certo.L’intestino va un po’ meglio. Nella lingua invece,non vedo miglioramenti> <<Controlliamo.Si accomodi qua,sul lettino>> forse si aspettava che anche la lingua migliorasse. Seduto sul lettino con le gambe divaricate, aprì la bocca al massimo e lei con la lente luminosa circolare,esaminò ben bene l’interno tutto.Marco  sentì un gran desiderio di chiudere le gambe, bloccarla e baciarla.Si trattenne a forza.  Finito l’esame “linguistico”, Marco cercò ,prima del congedo, di instaurare un discorso confidenziale,fuori dall’ambito professionale.Un inizio. Riusci a strapparle  solo poche parole, poi lei  gentilmente lo congedò.Di nuovo tra due settimane .

 

L’AFTA     GALEOTTA                 

Dopo due giorni ,Marco si svegliò con un leggero dolore sotto la lingua.Si guardò allo specchio e vide che sotto la lingua, si era formata come una chiazza bianca,una specie di lesione .Faceva male.Quando fece colazione, il dolore aumentò. Non riuscì a finire  .Si chiese, se non fosse colpa dell’unguento.  Gli venne la paura del carcinoma. Sperò che in giornata gli passasse;invece aumentò, costringendolo al digiuno. La sera, parlando al telefono,nella quotidiana conversazione col fratello e  la cognata,si lamentò di questo dolore. Purtroppo,l’appuntamento con la dermatologa era tra due settimane.Che fare?      La cognata insistette,per fargli telefonare subito alla dottoressa , per farsi indicare qualcosa o se possibile farsi visitare l’indomani.Ma come? Telefonava alla ASL, l’indomani, Sabato,quando la dottoressa non c’era in ambulatorio? Lei gli disse di telefonare direttamente a lei. E  come ?Stava a Milano,mica al paese di loro due, dove tutti, potevano con facilità, avere il telefono di tutti e telefonavano ai dottori anche a casa,giorno e notte. Sull’insistenza della cognata,si ricordò che la dottoressa l’aveva chiamato col cellulare,non sul fisso. Quindi avrebbe dovuto avere, in memoria il numero. Controllò e vide che in quel giorno, a quell’ora, l’aveva chiamato un cellulare.Però Marco non voleva chiamare il Sabato, sapeva che i dottori,almeno a Milano, si seccavano.Dopo una settimana di lavoro, volevano starsene in pace e non sentire i lamenti e molto spesso le fantasie dolorose , dei loro pazienti.La cognata insistè fino a convincerlo. Non tanto però da fargli telefonare subito

Aspettò la mattina dopo.Chiamò verso le dieci,in modo da non svegliarla, eventualmente.Era titubante e timoroso.Si chiese se si fosse ricordata di lui.

<< Buongiorno dottoressa.Sono Riva,Marco Riva,si ricorda di me>>                             << Si,ricordo.Cosa è successo?>>meravigliata ed anche un po preoccupata per quella chiamata extra lavorativa.                                                                                             << Mi scusi se la disturbo privatamente e di Sabato,ma mi è venuta come un’ulcera bianca,dolorosissima,sotto la lingua.Non posso aspettare due settimana.Quando potrei farmi vedere?>> era molto preoccupato e ansioso.                                                     << Capisco.Può venire o Martedì al mio studio privato>> gli diede l’indirizzo ed il telefono << Oppure venga Mercoledì alla ASL e la inserisco tra un paziente e l’altro>> molto gentilmente,con tono tranquillizzante, molto disponibile.Marco  ringraziò e si scusò di nuovo  per il disturbo. Decise,forse stupidamente,di aspettare il Mercoledì, invece di andare, a pagamento, nello studio privato. Non aveva avuto il coraggio, di chiederle l’ammontare della  parcella.Gli era sembrata una domanda molto prosaica,quasi volgare.Però,non voleva magari ,dover pagare  due o trecento euro, quando, il Mercoledì, non avrebbe pagato nulla.Pensiero un po’gretto,pensò, ma in passato aveva pagato certe parcelle! Inaspettatamente,il dolore diminuì, costantemente e quando arrivò il Mercoledì,era sparito. Rimaneva una debole traccia della macchia bianca.Si presentò a lei sollevato e seppe che era stata un afta a procurargli tanto dolore.

Rivededndola,nacque in lui la forte voglia, di farle la corte.Confessò a se stesso, che le piaceva molto!Pensava però, che non era impresa per lui,un semplice “Bravo ragazzo”,uno  come tanti!

                                      

 LE   DUE   TELEFONATE 

Pochi giorni dopo,lo chiamò Angela; una ex collega di scuola,anche lei attrice amatoriale. Gli comunicò, che la sua compagnia teatrale,avrebbe dato il saggio di fine stagione,il  Martedì seguente.Gli chiese, se poteva andare e portare qualcuno.Marco  chiese in giro ad amici e colleghi di compagnia, se qualcuno volesse accompagnarlo.Nessuno.Tutti già impegnati!                                                                                                                   Cominciò a frullargli in mente, un’idea.L’accarezzò un po’ e infine decise.Tanto ,più di un no, non poteva ricevere.Il giorno dopo , chiamò la dottoressa Piovani  ,con la certezza di avere un cortese rifiuto.                                                                                             <<Buongiorno dottoressa.Sono Riva,Marco Riva >>                                                   << Dica signor Riva.Cosa le è successo ancora? >>                                                    << Per fortuna niente>>la rassicurò e con forzata nonchalance << le telefono perché ho due biglietti per il teatro per Martedì sera.Ho pensato a lei…se lei non ha niente di meglio da fare… mi farebbe un grande piacere>> disse tutto d’un fiato.                        <<Grazie,grazie,molto gentile>>rispose contenta,allegra.Poi cambiando tono <<  mi spiace deluderla,ma non posso venire, perché il Martedì sono ad Aosta , non perché non abbia niente di meglio da fare>> precisò. Si salutarono molto cordialmente. Lui pensò che, come tanti altri dottori  specialisti,avesse uno studio anche in provincia. Poi, ripassandosi mentalmente la telefonata, facendo passare e ripassare il nastro della memoria,si rese conto, anzitutto ,che lei era rimasta, diciamo così, contenta del pensiero.In secondo luogo,gli aveva detto di  no, solo per motivi logistici.Non gli era sembrato un rifiuto sostanziale. Quella telefonata, lo mise di buon umore.

Prese coraggio ed una settimana prima della nuova visita di controllo,la richiamò.Era sabato mattina  ed erano passate da poco le nove.Non rispose.Riprovò poco dopo e quando lei rispose un po’ seccata,lui molto intimidito

<< Buongiorno dottoressa,mi scusi se la disturbo,sono Riva,Marco Riva>>                 <<Mi dica >> cambiando tono,dal seccato al curioso                                                       <<Le vorrei chiedere se domani pomeriggio,possiamo vederci e fare una bella passeggiata al parco,prendere un gelato…>>chiese,contorcendosi  un po’,per l’imbarazzo dovuto alla timidezza, nell’abitacolo dell’auto, ferma nel parcheggio di un centro commercia.Lei cambiò ancora tono,interessata e contenta

<< Mi dispiace di non poter accettare signor Riva,ma domani sono fuori Milano. La ringrazio comunque per l’invito,che apprezzo molto.Lei è molto gentile>>

Marco pensò che lei avesse una casetta,in campagna,al lago o in montagna,dove andarsi a ritemprare, nei fine settimana .Era gia  Maggio e la stagione prometteva bene.

Diverse furono le sensazioni e gli stati d’animo di Marco. Delusione per il rifiuto,che, anche se previsto, dava  sempre fastidio. Sconforto, perché ipotizzò , che lei lo rifiutasse, forse perchè lo riteneva troppo vecchio . Si rasserenò, pensando al fatto, che, anche questa volta, lei non parlò di mariti o compagni,ma parlò solo di  motivi,pratici.Questo stato d’animo, si consolidò col passar dei giorni, al punto che in lui, nacque un pizzico di ottimismo.Decise che nella prossima visita di controllo, le avrebbe parlato chiaramente e chiesto di poterla  frequentare.

Ma la visita di controllo, fu una delusione.Lei non era sola.Nella stanza, era presente un giovane collega,probabilmente un praticante .

Lei iniziò ringraziandolo  << Grazie signor Riva per gli inviti.Lei è sempre molto gentile.Grazie per il pensiero>>                                                                                     << Se permette,la voglio invitare al mio prossimo spettacolo…>>                                   << Allora lei è un attore…>>esclamò con una punta di ironia,sembrò a lui.                   << Si,ma di una compagnia amatoriale.>> si schernì un po’ lui <<Di preciso non so quando andremo in scena.Glielo comunicherò per tempo;le porterò la locandina>>         << Se sarò in città e libera da impegni,verrò senz’altro>>                                     <<Vedrà si divertirà.Diamo solo commedie brillanti.Siamo una compagnia amatoriale,ma di livello.Le nostre non sono recite parrocchiali,per intenderci>> volle precisare lui            << Devo dedurre che non abita qui in città,ma ad Aosta ?>> Marco collegò quanto dettogli al telefono,con le parole appena dette.Immaginò bene.                                       << Si,in una frazione di Aosta;un posto tranquillo,lontano dal caos di questa città>> finì quasi con una punta di disprezzo.Il collega,un po balbuziente, che fino ad allora  era stato a sentire in silenzio,disse timidamente che però in città c’era tutto e che nei paesi ci si annoiava a morte.

<<Ma tenetevela la città>> rispose con una certa foga <<qui è tutto più complicato;fare la spesa,andare a trovare gli amici,il traffico,il pedaggio per entrare in città, parcheggi,il rumore,la maleducazione della gente…per necessità di lavoro, vengo  due tre giorni e poi via.Qualche amico, mi dice che dove sto, morirebbe di pizzichi,come si dice.Però,oltre al fatto che c’è tutto a portata di mano…e poi se uno ha degli interessi,un cervello ben funzionante,non si annoia da nessuna parte>> .                                                             Marco rimase un po’deluso da questa situazione,le cose si complicavano. Si chiese se non  fosse stato il caso di lasciar perdere, visto l’ostacolo Valdostano.Si rimproverò subito per questo tentennamento. Prima vediamo come va,poi nel caso,per amore avrebbe superato ogni difficoltà.  La visita andò come previsto,leggeri miglioramenti in atto. Proseguire così.

Visto che non potè parlarle in privato, che fare? La prossima visita sarebbe stata dopo un mese.Troppo.Decise allora, di scriverle una lettera, facendola recapitare da un poni-express.

ISTRUZIONI PER L’USO:Leggere attentamente,due volte al giorno,dopo i pasti,seduti comodamente in poltrona.  Non leggere di corsa in studio.Non agitarsi prima di leggere.   Se dopo una settimana,non si notano miglioramenti,telefonare all’autore.

Gentile Dottoressa Franca Piovani                                                                                 le scrivo questa lettera,perché,innanzitutto,so leggere e scrivere,cosa non da poco,nell’Italia di oggi,dove c’è un analfabetismo di ritorno spaventoso e quello dei giovani,è invece,di sola andata, con le loro vite sempre connesse e virtuali, comunicano solo con messaggini,senza vocali,arabizzando la lingua italiana.  Secondo motivo,perché lo scorso Mercoledi,data la presenza nel suo gabinetto medico,di un suo collega,non ho potuto dirle alcune cose che mi ero preparato da giorni! Potrei telefonarle ma,non conoscendo le sue abitudini quotidiane ed i suoi orari,non vorrei disturbarla mentre sta in macchina,imprecando contro la maleducazione dei milanesi al volante.Oppure,mentre ha la bocca piena della prima forchettata,di una gustosissima amatriciana. O  quando,sta  sotto la doccia,cantando l’Habanera della Carmen.A me piace cantare “Nessun dorma”,della Turandot,ma da un po’ non lo faccio più,perché i vicini si sono lamentati,che i loro gatti e cani,si spaventano ed i bambini piangono!Peccato che la mia voce tenorile,non sia apprezzata! Non vorrei neanche disturbarla e turbarla,mentre sta frustando selvaggiamente,novella Crudelia,i suoi cani,perché non le hanno obbedito. Quindi mi affido a questo mezzo di comunicazione ormai antiquato ,che però io ritengo molto efficace, perché da la possibilità di esprimere, esaurientemente,il proprio pensiero.  Oggi purtroppo,si preferisce comunicare con freddi ed anonimi sms e faccine varie,anche per cose importanti, come “butta la pasta che arrivo” o per lasciarsi tra innamorati ,ormai ex, “considera finito qui il nostro rapporto.Ciao.Addio”.  Le scrivo con un freddo computer ( sarebbe più romantico con una bella carta da lettere colorata e profumata!),perché non vorrei che la mia brutta grafia sbilanciata,le facesse affaticare gli occhi vispi ,attenti e scrupolosi, nell’interpretare le parole malamente scritte,che in questo caso farebbero perdere l’afflatto poetico,tipico del mio scrivere. Ma ora,sarebbe il caso di venire al dunque! Dunque!                                                                                                          Lei si sarà certamente accorta,che sono molto interessato a lei,oltre che per l’interesse spicciolo, di avere una cura efficace,anche perché lei mi piace davvero molto come donna. Intuisco,spero bene,che lei oltre ad essere una bella donna è anche una bella persona.Mi ha colpito molto, anche la  sua grazia,la sua gentilezza,il suo stile,semplice ed elegante .Insomma è una donna di classe. A questo punto,se avessi un cervello perfettamente funzionante,dovrei  salutarla e non farmi più vedere.Perchè? Perché io sono un gran sfigato con le donne belle e di classe.Invece cosa faccio? Le chiedo se possiamo frequentarci anche fuori dallo studio,dall’ambiente medico,per conoscerci meglio e fare,perché no,anche amicizia.Lo so che il suo tempo è prezioso ma dicono che anche le amicizie, valgano molto. Già,ma chi sono io,per chiederle di poterla frequentare? Cerco di darle in poche parole,non un mio ritratto,ma dei dati fondamentali sulla mia persona. Io sono un professore in pensione,ho insegnato per quarant’anni matematica alle medie.Sono nato a  Milano e sono orgoglioso della mia città.Sono libero sentimentalmente e legalmente,perché non mi sono mai sposato ed attualmente non ho in atto nessuna relazione amorosa.Lei si domanderà subito,come mai non si è mai sposato,un così bell’uomo?  ( modestamente!).Perchè come già detto,sono jellato con le donne che mi piacciono molto.Devo dire che sono stato intenzionato a sposarmi, per ben tre volte,ma ogni volta,la faccenda non è andata in porto.Inutile assegnare colpe o meriti.                                        

Quindi, attualmente, vivo da solo e sono sempre in attesa di trovare una compagna di vita.Ci riuscirò? Ai posteri la risposta! Che altro dire? Non voglio essere prolisso ed annoiarla.Speriamo non mi cestini subito!  Le porgo i miei più cordiali saluti.A presto.                                  Marco Riva

Stupidamente ,mise l’indirizzo di casa ed il telefono fisso,invece di mettere l’indirizzo e-mail,come è di regola oggi. Era proprio all’antica!                                                                     Rimase in attesa

 

               L’  E-MAIL   DI    RISPOSTA

Dopo alcuni giorni,non avendo risposta,decise di inviarle un messaggino sul cellulare. Inviò un banalissimo augurio di buona Domenica.Lei rispose immediatamente, chiedendogli il suo indirizzo e-mail, perché voleva rispondere alla sua lettera.                 Contento e un po’ meravigliato per la sollecitudine, glielo spedì.                            L’attesa però, fu lunga per lui,una decina di giorni,nei quali Marco si convinse , che  la risposta sarebbe stata negativa. Gentilmente,gli avrebbe detto che era lusingata per l’attenzione, ma che non era interessata,perché  aveva già un marito o un partner.  Una risposta positiva,la riteneva poco probabile. Finalmente,arrivò la tanto attesa e-mail.La lesse tutto d’un fiato, trattenendo il respiro.

“Gent.mo Signor Riva                                                                                             finalmente ho trovato il tempo per  rispondere tranquillamente alla sua gentile e divertente lettera.Non mi ha meravigliato  affatto la sua lettera,perché ancora ricevo alcune e-mail e messaggini  di “ammiratori” anche di donne e ragazze,che sanno esprimere il loro sentire in modo chiaro e semplice.  Ho gradito molto le sue parole,spiritose e galanti.I complimenti fanno sempre piacere.Sono contenta che lei abbia visto in me una persona con la quale scambiare idee.L’avviso però, che il mio tempo libero  a Milano è molto ristretto,perché mi devo dividere tra il lavoro,mia madre che è anziana ma validissima ed una figlia che amo molto.Come posso, cerco di incontrarmi con gli amici milanesi e di andare a ballare il tango. Come lei ha giustamente intuito,abito ad Aosta,dove mi sono “rifugiata” per fuggire al caos cittadino.Il mio tempo trascorso a Milano per lavoro, mi fa apprezzare di più la quiete delle montagne dove vivo con i miei affetti umani ed  “animaleschi”, cioè cani e gatti. Ora la lascio e spero che i suoi giorni a venire non siano troppo rovinati dalla dieta da me “infertagli”. Spero di avere presto l’opportunità di conoscerla meglio,  in un prossimo incontro.                                  Cordiali saluti     Franca Piovani “

 

Tirò un sospiro di sollievo.Non era assolutamente di chiusura. Lasciava aperto uno spiraglio.La cosa importante,per lui, era che non faceva  cenno alcuno, alla presenza di un marito,un compagno.Di solito, le donne, dicono subito che sono sposate e amano il marito. Gli affetti umani accennati,si addicevano più a parenti,amici  che non ad un compagno di vita.Lesse e rilesse quelle parole tante volte,cercava in esse,una risposta più precisa.Cercò di leggere tra le righe e di interpretare il vero e nascosto significato,come avrebbe fatto un analista.Ma non riuscì ad avere la risposta che cercava.

                                                     

 

IL PROFILO                                                                                                                   Leggermente euforico,rispose subito a quella e-mail,sempre con ironia e buon gusto.

“Gentile Dottoressa Piovani                                                                                            La ringrazio per la sua cortese risposta e felice della sua considerazione per la mia persona,le rispondo immediatamente,senza por tempo in mezzo,evitando inopportuni ripensamenti. Scrivo quindi di getto,anche se non vi è traccia d’inchiostro. Dalla prima lettera della Dottoressa Piovani al signor Riva,si evince che la suddetta dottoressa, ama gli animali,cani e gatti in particolare. Quindi potrei cominciare a sperare!!!               Guarda caso,anche io amo cani e gatti,ma a casa mia, non ve ne è traccia!Perchè?       Perchè li amo troppo, per sacrificarli in una casa piccola,di città;special- mente i cani e poi perché vivendo solo ed avendo io molti impegni, sarebbero troppo trascurati. Ad essere franco,io preferisco i gatti.In fondo,io sono un gattone! Ritengo i felini, più indipendenti e credo,anche più intelligenti, dei cani.Da bambino,a casa,non mi facevo mai mancare un gatto,che ovviamente, curava mia madre.  A proposito di madri,vedo che ha una madre anziana e validissima Complimenti e che il cielo gliela conservi a lungo.Anche io ho avuto una madre;è destino di ogni uomo!Anche la mia è stata validissima fino alla fine,alla soglia dei novanta.Mio padre invece,poveretto è morto giovane,appena passati i sessanta.Fumava. Ho anche un fratello,più grande di me, di solo tre anni, è sposato, non vive a Milano,ma in una “ridente” (Lol) cittadina delle Prealpi.                                         Ma veniamo al cuore di questa e-mail. Immaginavo che lei avesse tantissimi ammiratori, anche se lei si schernisce,come fanno molte belle donne.Credo che sua figlia,che  adora,sia bella come lei e di conseguenza, anche lei, abbia tanti pretendenti al trono.  Io purtroppo non ho figli,perché come le ho detto,non mi sono mai sposato.Confesso che mi sarebbe piaciuto avere tre figlie, per avere il piacere di trovarmele intorno.Invece,mi ritrovo solo soletto.Pazienza!  Vedo che le piace ballare il tango.Quindi è una brava “tanghèra”(l’ac-   cento sulla E !) Io  sono stato per anni in varie scuole di ballo, ma purtroppo, non sono riuscito ad essere un gran ballerino!Sono un “tanghero” ( l’accento sulla A”!) Nel ballo di gruppo,invece andavo molto bene!Se la nostra amicizia dovesse consolidarsi,come mi auguro ardentemente,le prometto che andrò a scuola di ballo argentino, per avere il piacere e l’estasi, di ballarlo con lei! Deve essere la partner ideale per il ballo,con quel suo bel fisico snello e scattante!                                                        Mamma mia,quanto sono stato prolisso!Le faccio una domanda semplice semplice e poi passo e chiudo.Tenendo conto dei suoi molteplici impegni, sia lavorativi che familiari,quando pensa di poterci incontrare,al di fuori dell’ambiente sanitario,per una amichevole e simpatica conversazione? Non chiedo ne il mese,ne il giorno,ne l’ora ,ci mancherebbe altro, ma in linea di massima,almeno la stagione!Questa estate?     Bene,ora la saluto con simpatia ed affetto! A prestissimo,spero! Suo nuovo grande ammiratore.                                                                                                                                         Marco Riva “

 

Per la risposta,non dovette attendere molto, pochi giorni.Anche questa volta, la lesse subito, tutto d’un fiato,trattenendo il respiro.

“Sig.Riva  il suo stile divertente e piacevolmente prolisso,mi ricorda un po’ il mio “secondo ex-marito”.Questa non vuole essere una critica, ma una nota di merito, perché è molto piacevole leggerla ,a differenza di tanta altra gente,noiosa e insignificante. E’ consolante constatare che, malgrado siano passati gli anni e si possano raccontare tante esperienze di vita vissuta, si è ancora felicemente“in pista”. Per quanto riguarda mia figlia,devo dire onestamente che è molto bella dentro e fuori e che sono contenta di lei.  Mi ha scritto che è stato un professore di matematica di scuola media.Pensi  un po’ che combinazione,anche i miei genitori erano insegnanti di scuola media;mio padre Preside e mia madre,professoressa di inglese.Come vede, conosco bene il mondo scolastico e francamente, devo dire che non fa per me,perché sono caratterialmente un po’ indisciplinata e ribelle.Ho lavorato per una decina d’anni, in un ospedale,prima della ASL e devo dire che ho fatto un po’ disperare il mio primario, con la mia indisciplina. Noto che in fatto di animali,  abbiamo le stesse preferenze.Mi piacciono di più i gatti, perché in essi vedo molto più senso di libertà e di intrapresa.Per quanto riguarda la mitologica fedeltà dei cani senza se e senza ma,nutro i miei dubbi.  Non mi resta altro che dirle, che sto per partire per il Canada dove trascorrerò le mie vacanze.Riprenderò l’attività alla fine di questo mese. Le auguro quindi di passare delle buone vacanze.Franca Piovani”

lesse e rilesse l’e-mail,cercando di capire il carattere,le idee,i desideri,insomma la personalità della signora e quali intenzioni reali avesse . Altre notizie su di lei, ne aveva poche.Sentì, come cosa molto positiva,il fatto che lei si considerasse ancora “felicemente in pista”. Marco pensò che così, si esprime solo una donna libera da legami sentimentali o legali.Marco si chiese perché, quel “secondo marito”, tra virgolette.Partiva in vacanza per il Canada ,ma non aveva fatto cenno con chi;sola con un viaggio organizzato? Con amici/che?Figlia o parenti vari?                                                                                      Marco allora azzardò un profilo. Con quei pochi dati, il profilo più  vicino alla realtà,secondo lui,era quello di una donna,dalle grandi attese e speranze.Rimasta  molto delusa dagli uomini , dalla gente in generale e dalla grande città, per lei difficile da vivere,si era quindi ritirata in montagna,nel verde e nel silenzio,infranto però,secondo lei, nella bella stagione,dall’arrivo dei vacanzieri milanesi e torinesi.Si dedicava tutta al lavoro,alla famiglia,agli amici ed agli animali. Un profilo molto diffuso nella società odierna.

Sentiva nella dottoressa,un certo interesse per lui,ma non tanto, da farla decidere per una nuova conoscenza,amicizia o relazione.Pensava che fosse incerta e che prima di sbilanciarsi,volesse conoscerlo meglio,più a fondo.Normale!

 SUSY

Erano i primi di Agosto ed anche lui  partì per una vacanza,programmata da tempo,al mare,in Croazia.Ci andò con Susy.Glielo aveva promesso.

Marco,però,si sentiva un po’ in colpa.Come se già tradisse la signora Piovani.Faceva  la corte alla dottoressa da un paio di mesi e poi andava in vacanza con Susy. Vero ! Ma con la bella dottoressa,non c’era stato finora,niente, assolutamente niente. A Susy,non aveva detto niente del suo interesse per la sua dermatologa.Per ora, non riteneva opportuno dirle niente,farle del male,probabilmente  inutilmente.Casomai ,al momento giusto,avrebbe messo le carte in tavola.

Partirono in auto,con il suo “catorcio blù” come ironicamente Marco chiamava la sua vecchia Citroen Station Wagon, che  a Giugno, era diventata “maggiorenne”.Susy, era molto allegra e durante il viaggio,non fece altro che chiacchierare,scherzare,fare programmi,per quei giorni marini.Un’allegria contagiosa, che fece ben presto dimenticare a Marco la distinta dottoressa. Quando era vicino a Susy,lui si sentiva ringiovanire, aveva l’impressione di rinvigorire,il sangue ribolliva,l’anima si alleggeriva. Ma allo stesso tempo,era consapevole,lo era stato fin dall’inizio,che quella relazione, aveva un qualcosa di “morboso” e soprattutto, non poteva durare.Lei aveva esattamente, quaranta anni meno di lui.Erano nati lo stesso giorno di Agosto,ma a distanza di ben quaranta anni.

Arrivarono verso le cinque e si sistemarono subito nella camera dell’hotel.Mentre lei si faceva subito una doccia,lui disfò la sua valigia. Susy uscì dalla doccia,avvolta in un asciugamano.La trovò molto sexy,lo era di solito,ma così…. Lei  si mise a disfare la valigia e lui entrò nella doccia.Era stanco del viaggio,del caldo,del sudore.Finita la doccia,volle sdraiarsi sul letto,ad occhi chiusi,per rilassarsi,in vista della serata.Faceva sempre così in viaggio.Uscì con l’accappatoio,che gli copriva tutto il corpo. Un po’ si vergognava a mettere il suo corpo ,che aveva vissuto tante stagioni, vicino a quello fresco,sodo e bello di lei. Susy era la classica bellezza italiana.Capelli corvini,viso ovale dolce,pelle scuretta,due grandi occhi neri,petto e glutei in risalto.Un corpo statuario, che a Marco piaceva molto .  Susy continuava a mettere a posto la sua roba,continuando a parlare allegramente e lui si sdraiò sul letto, con un gran sospiro di sollievo.Chiuse gli occhi e si rilassò.Sentiva lei muoversi in continuazione.Ad un certo punto, lei lo apostrofò

<< Ma che fai dormi? Mi lasci sola?>> Concetto tutto femminile, pensò Marco, riaprendo gli occhi e rispondendo  lentamente

<<No mi sto rilassando ,riacquisto le forze per la serata>>                                             Lei rise prendendolo in giro, sia sul riacquistare le forze, che sui programmi della serata.Infine,sistemata la roba,venne vicino a lui,sul letto,sdraiata con la testa sul suo petto.Lui sentiva il suo corpo attraverso l’accappatoio.Lei ora era nuda.Lo accarezzò sul petto,lo sbaciucchiò sulle guance,con risolini provocanti.Lui ormai era eccitato.Fu contento di constatare, che ancora i pochi ormoni che gli erano rimasti,data l,età, facevano il loro dovere. Si tolse l’accappatoio , lentamente,baciandola ed accarezzandola dolcemente.Il giovane corpo , sodo e generoso in ogni sua parte,lo faceva impazzire.Lo esplorò tutto con i baci e le carezze,poi  con i mugolii invitanti di lei,fecero l’amore. Inizialmente  con calma,lentamente,il piacere bisognava centellinarlo, poi lei lo  fece diventare travolgente.Terminarono gridando di piacere,lui però anche di dolore per una forte fitta al collo. L’artrosi cervicale!Le sue vertebre reclamavano, per le forzate  posizioni assunte, nel fare l’amore .Senza accorgersene,aveva fatto degli sforzi insoliti. Passata l’estasi ed il dolore,ancora su di lei,continuava a darle dei bacetti,sulla fronte,sulle guance,sui capelli. Infine supino,con gli occhi al soffitto,divenne triste,invece di essere felice . Per quanto ancora avrebbe potuto godere del suo amore,del suo bel corpo,della sua giovinezza?

Dopo la cena in hotel,fecero una passeggiata sul lungomare e verso le undici lei  volle assolutamente andare in una discoteca,consigliata dal portiere dell’albergo.Lui cercò di resistere,facendole notare che ,a Milano, c’erano migliaia di discoteche, che lei conosceva quasi tutte.Almeno in vacanza poteva farne a meno.Tanto valeva restare a Milano.Lei gli fece le linguacce e lo prese in giro perchè si stancava subito a ballare.Vero! A Milano il Venerdì o il Sabato sera,lei voleva andare in discoteca.Ma in città, andava in gruppo,con gli amici di lei,coetanei.Lui,quando ci andava, rimaneva tranquillo,da una parte,teneva un basso profilo.Spesso ,per evitare di andarci,inventava qualche scusa.  Tanto lei con gli amici,era in buona compagnia. Normale compagnia.  Anche qui,lui si sedette tranquillo, a vedere lei che si scatenava nei balli e si divertiva tanto.Ovviamente, lei fece conoscenza con tanti giovani che ci provavano.Lui era un po’ geloso,ma in fondo , sperava che  incontrasse un suo coetaneo,  se ne innamorasse e si sposasse.Sarebbe stato naturale. Lui non poteva stare dietro alla vigoria,alla dinamicità,ai desideri,alla vita di lei.Tornarono in hotel   all’alba,stanchi ma contenti e lei lo ringraziò per la bella giornata.

La mattina,stanco e assonnato,andò in spiaggia verso le dieci.Lei lo raggiunse un po’ più tardi,dormiva sodo.Marco invece,passata una certa ora,non riusciva più a smaltire in tempo, l’adrenalina che aveva prodotto, per vegliare fino a tardi. Una mattinata allegra,lei spesso a bagno,lo coinvolgeva negli scherzi,nelle corse,nei giochi.Il suo bel corpo,racchiuso nel due pezzi,attirava l’attenzione di tutti i maschi.Mentre lui si chiedeva cosa pensassero gli altri, di quella coppia sbilanciata,lei sembrava proprio non pensarci .   Anche quel giorno,fecero l’amore dopo essere rientrati in camera .Per fortuna,lui non aveva avuto bisogno di nessun aiutino, comunque si era portato due scatole di “cialis”,il viagra era ormai obsoleto.Lei notò in lui un po’ di tristezza .

<<Perché sei triste?Dovresti essere felice,come lo sono io>>

<<Vedi,mi rendo conto che questa nostra relazione,non ha futuro, alle….>>

<< Uffa!>> lo interruppe con forza<<Ancora con questa storia della differenza d’età,ancora che dovrei sposarmi con un bravo ragazzo e mettere su famiglia!Basta!Ma lo sai che sei noioso!Non voglio sposarmi e non voglio mettermi a fare figli.Punto! I bravi giovani,come li chiami tu,pensano solo a scopare,a divertirsi e fuggono davanti alla più piccola responsabilità.Sono senza palle! Precari in tutto! Credimi,ne so qualcosa>  Fece una breve pausa,poi con molta dolcezza << Ma io amo te,lo vuoi capire!L’amore non ha età!Se anche tu mi ami,staremo insieme,mi curerò di te,ti starò al fianco in qualsiasi cosa.Non ti abbandonerò mai.Sono felice di stare con te,perché hai questi tristi pensieri?>> Terminò con molta tristezza.

Poi,pian piano,sul viso cominciò a comparire un’espressione riflessiva,di dubbio,un sospetto e allora, con tono accusatorio e un po’ ansioso, l’apostrofò

<< Ma non sarà mica che fai questi discorsi ,perché vuoi lasciarmi.Hai forse un’altra donna e ne sei innamorato?>>

<<Ma no,ma che dici.Ti giuro!>>

<<Allora non ti piaccio?Oppure non sono alla tua altezza culturale e spirituale.Lo so cosa pensi dei giovani,che sono dei grandi ignoranti,che pensano solo a connettersi,con chi e perché,non ha nessuna importanza. Sempre ipnotizzati dal cellulare.Ma io non sono così!Quando sto con te,esisti solo tu!>>

Lui la strinse forte a se,la baciò con slancio e le ripetè che le piaceva moltissimo.La tranquillizzò,non voleva rovinargli la vacanza.Promise di non fare più certi discorsi, almeno per ora.

Marco affrontò con serenità, data dalla rassegnazione,un’altra nottata in discoteca,un’altra discoteca ovviamente.Cambiare,cambiare sempre,mai fermarsi,sembrava essere l’imperativo dei giovani.

 

Aveva conosciuto Susy a scuola.Era stata una sua allieva alle medie.Una brava alunna,attenta,educata,studiosa quanto basta.                                                           Come quasi tutte le sue allieve,lei sentiva molto affetto per il professore.Le compagne dicevano che ne era innamorata ! Un affetto di ritorno,pensava Marco,dato che lui con l’insegnamento, dispensava anche simpatia e affetto a volontà.Coinvolgeva molto sentimentalmente i suoi allievi, perché era il metodo  migliore, per farli impegnare maggiormente.

Dopo la terza media,non seppe più nulla di lei,come di quasi tutti i suoi alunni.

Di ritorno da un viaggio in Giordania,Marco volle iscriversi ad una scuola d’inglese, per migliorare il suo.Non voleva  farsi più scappare delle belle occasioni,per via della lingua,come gli era successo in Giordania, ad Amman. Si iscrisse alla English School ,vicino casa sua.Al corso c’era anche lei.Fu Susy a riconoscerlo subito! Con stupore,gioia ed allegria lo salutò con un lungo abbraccio.Marco rimase un po’ imbarazzato.La ragazzina si era trasformata in una donna molto bella,dalle forme pronunciate.Un portamento da donna sicura e molto desiderata. Si sedettero vicini e cominciò l’amicizia. Cominciarono con i ricordi di scuola,delle alunne,dei professori.Lei accennò al fatto che moltissime alunne,si erano innamorate di lui.Lui minimizzò,dicendo che era l’età,la ricerca della figura paterna,succede molto spesso.Lei oppose il fatto, che altri professori della sua età,nessuna se li filava.

Si incontravano  due volte a settimana,per le lezioni.Cominciarono,su invito di lei,a frequentarsi su Facebook, quasi quotidianamente. Lei stava con un giovane di Firenze,ma  ne parlò poco,quasi di sfuggita,come se se ne vergognasse.O forse, era estrema riservatezza?

Con il tempo,Marco notò  una certa malinconia   nel fondo dei suoi occhi.Alla fine delle lezioni,nel momento dei saluti,lei lo abbracciava forte,gli sorrideva,lo baciava sulle guance.Lui pensò che lei fosse attratta dalla sua dolcezza,come lo erano state,tante sue allieve. Piano piano, nacque in lui un sentimento,   di certo era amore,ma alla sua età,lo confinò nell’amore paterno, lui che non aveva figli ed aveva desiderato avere tre figlie.

Sentiva anche un po’ di gelosia.Come tutti i padri e fratelli…dicono!

Si  tennero in contatto sia per telefono che su Facebook, per tutta l’estate, si rividero di persona  a Settembre,col nuovo corso di inglese!La conoscenza si approfondì ,così come il sentimento di lui,che ormai pensava a lei in continuazione.Cominciò a dirsi, che stava facendosi solo del male,che avrebbe dovuto allontanarsi da lei.Lei era impegnata con un ragazzo,cosa assai normale.Era lui l’anormale.

Quando seppe della fine del rapporto col giovane fiorentino,lui meschinamente,ne fu un po’ soddisfatto. Era un giovane,di Firenze e di “soli” ventiquattro anni,un agente immobiliare,rampante,molto ambizioso.Lei ogni tanto prendeva la Freccia Rossa e andava a trovarlo per qualche giorno.Lui venne solo  un paio di volte a Milano .Susy era stata molto riservata su questa sua relazione, pochissime notizie,nessuna foto.Di solito le donne,appena hanno un ragazzo,un fidanzato,un compagno,ne parlano sempre e fanno vedere tante foto.Adesso poi che esistono i cellulari e Facebook !  A Marco, non piacque, da subito, questo ragazzo.Perchè era più giovane di lei e non aveva certo la testa ad una sistemazione,a un impegno di lunga vita.Non gli piaceva ,anche per  questa sua estrema riservatezza. Perchè non voleva che, le  foto con lei,molto poche, fossero viste in giro?Lei che su Facebook,metteva foto di tutto quello che faceva, da sola e con amici.Non mise neanche una foto di loro due insieme. Marco si fece subito,un’idea negativa;era sicuro che l’avrebbe lasciata, appena si fosse stufato del bel “giocattolo”, troppo impegnativo.Ma lei,ovviamente, non volle sentire.Lo accusò di gufare,di fare solo prediche.               Purtroppo, lui aveva ragione ed un giorno di Aprile,pochi giorni prima di una sua venuta a Milano,la telefonata di addio,piena di ipocrisie. Lei soffrì molto.Non se l’aspettava.Fino a pochi giorni prima, nulla faceva pensare ad una crisi.

Il wisky rese Marco un po’ più allegro ed i suoi pensieri  cominciarono a vagare .Pensò di nuovo alla dottoressa, con più ottimismo.Si accorse che quando pensava alla signora,si sentiva più a suo agio,non sentiva per niente il problema dell’età,i sensi di colpa,gli aspetti morali,gli inconvenienti, le situazioni imbarazzanti.Il giorno seguente,trascorse  tranquillamente,normalmente; spiaggia, bagni,giochi,scherzi,l’amore preserale,la cena,il passeggio e la discoteca.Si era già una routine.Lui cominciava a volere qualcosa di diverso, come andare un po in giro, a visitare , luoghi artistici o di naturale bellezza,come Spalato,Zara,Dubrovnik o il famoso e bellissimo parco di Plitvice.Ma Susy si divertiva tanto così .

Ripensò invece alla prima volta con Susy, con un certo senso di colpa. Lei  era molto triste dopo la fine della storia col ragazzo fiorentino .Non aveva ancora metabolizzato l’abbandono. Un pomeriggio,lei telefonò a Marco ,che per distrarla, la invitò ad andare al cinema.Un film divertente. Dopo il cinema,lui volle invitarla  in pizzeria.Il cibo e la birra portarono allegria ad entrambe.All’uscita lei lo prese sottobraccio e si avviarono alla macchina.Lei lo ringraziò per il cinema e la pizza,poi gli chiese molto seriamente, se le volesse bene.Lui col braccio destro, le circondò le spalle stringendola a se e dicendole che le voleva molto bene. Come un padre,un fratello maggiore,aggiunse subito pudicamente.Lei gli sorrise contenta.In macchina rimasero in silenzio. Quando furono sotto casa di lei,Susy cominciò a parlare del lavoro,dei colleghi. Lui  capì  subito, che  non le andava di scendere, tergiversava. Gli disse che non voleva tornare a casa,   sentirsi sola in camera,nel suo letto,con nelle orecchie ancora le ultime parole di “lui”. Marco cercò di convincerla a salire a casa,che ci si doveva abituare, doveva superare quel brutto momento.  Ma non ci riuscì.

<< Ma allora che fai?Dove dormi stanotte?>>  le chiese lui con un sorriso amichevole e comprensivo.

 <<Mi ospiti per una notte a casa tua?C’è posto in abbondanza>>

 Marco fu preso alla sprovvista,pensava alla casa in disordine,tipico disordine dello scapolo,pensava al dover aprire il divano. Imbarazzato,accettò.

<<Non avrai mica qualcuna in casa?>> chiese lei.

 << Va bene,ma solo stanotte>>                     

 Quando entrarono in casa,lei si guardò intorno,girellò curiosa per la casa,notò il disordine,disse che stava cercando  tracce di altre donne. Finse di essere sospettosa e gelosa.Lui la tranquillizzò,l’assicurò che nessuna sarebbe piombata  in casa all’improvviso. Lei si sedette sul divano e chiese se avesse qualcosa da bere.Marco le servì un wisky abbondante, con ghiacco.Sapeva che era,come tutte le giovani di oggi,una gran bevitrice.Per lui, se ne versò molto meno.I liquori,la sera,gli disturbavano il sonno.Voleva dormire bene.Ammesso che ci riuscisse, con lei  in casa .                                    Bevvero  il wisky sorseggiandolo e ridendo,senza un perché.Lei ad un certo punto,posò la sua testa sul petto di lui e chiese di essere abbracciata.Voleva sentirsi protetta.Quando si voltò per guardarlo,le due bocche erano vicinissime.Prima ci fu un primo bacio,breve,leggero.Poi uno più lungo,profondo,appassionato.Fu così, che fecero l’amore, per la prima volta.  Lui pensò, che fosse stata una perdita di controllo di entrambi,una cosa che sarebbe rimasta unica. Fu lei a voler continuare,farla diventare una relazione seria e duratura.  

La musica era finita e Susy tornò da lui stanca, ma soddisfattra e felice.Si era scatenata nei balli dell’orchestrina rock , con  molti giovani di ogni nazionalità.Era l’alba, come al solito,quando fecero ritorno all’hotel. L’ultimo giorno di vacanza,Marco sentendo il senso di colpa e l’imbarazzo aumentare,decise di chiarire,  una volta per tutte,la situazione.Lo fece nel pomeriggio,al ritorno in camera.

<<Cos’hai?Devi dirmi qualcosa?Hai una faccia!>> lo precedette Susy. Lui era imbarazzato.Sentiva dolore per quello che le stava per dire.Si fece coraggio.Con calma , cercò di spiegarsi bene                                                                                             <<Si devo parlarti.Io mi sento in colpa per aver continuato con questo rapporto.Come ti ho già detto,penso che sia una relazione senza futuro.Mi sento a disagio tra la gente,che ci guarda strano,ed anche con un po’ di disprezzo.Lo sai che ti voglio molto bene,ma non posso continuare così.>> Parlò senza interrompersi,aveva fretta di finire.                       Marco era convinto,ma non ne parlò per non aumentare il dolore di lei,che il sentimento di Susy,fosse dettato dal bisogno ,di essere amata,da una figura paterna.Il padre,aveva lasciato la moglie e due figli,per andare a vivere con un’altra.In una bambina dodicenne,si instaura, inevitabilmente, nella psiche, la convinzione che,se il padre se ne è andato, vuol dire che non le voleva bene. E non le voleva bene,  perché lei non era bella e brava.                                                                                                         Convinzioni che ogni ragionamento,ogni logica,spazzerebbe via,ma che invece nell’anima, si radica e provoca gravi danni .Ovviamente, ogni persona reagisce come può e ciò dipende dal carattere ,dall’educazione, dall’ambiente,dalla cultura.Marco sentiva ,che sentimentalmente era rimasta bambina,bisognosa di tante attenzioni,di continue coccole, rassicurazioni di essere amata.Per questo preferiva lui,figura di vecchio padre,dolce,  tenero,sempre pronto a rincuorarla,rassicurarla e proteggerla. I giovani erano sbrigativi,maldestri,paurosi del vero amore,poco sensibili, irresponsabili,in cerca solo di sesso e possesso.Stupita,meravigliata,si buttò sul letto e si mise a piangere sul cuscino.Lui si sedette vicino,in silenzio,aspettando che smettesse.Inutile parlare adesso.<<Perché fai così?Io ti amo ,veramente,fin dai tempi  dalla scuola!Non ho mai smesso!Con te sono felice!Non lasciarmi!>>Piangeva a dirotto,disperata.Parlava tra i singhiozzi.                                                                                                                    <<Ho capito che tu sei l’uomo della mia vita.Non importa l’età.Vivrai fino a cent’anni ed io ti starò accanto.Ti darò tanti bambini se vuoi.>> gli si buttò addosso,stringendolo forte.   Marco fu scosso da queste parole .Non si aspettava proprio una tale dichiarazione.Si sentì travolto da questo grande amore, totalizzante e ne ebbe paura.Si paura.Di fronte ad un amore simile,lui così fragile,insicuro e anziano,come avrebbe potuto  ricambiare,soddisfarla.Non si sentiva  all’altezza del compito.Ebbe voglia di fuggire,scappare lontano,per non sentire il peso della “colpa” di non saper appagare, un così grande desiderio d’amore, profondo e totale.Quando smise di piangere,con tono accusatorio                                                                                                               << Dimmi,hai un’altra donna,vero?In tutto questo tempo mi hai ingannata?Una più giovane e più bella di me?So che mi desideri, che ti piace molto fare l’amore con me.Tu mi ami,ma non vuoi ammetterlo, per le tue  idee sull’età>> Marco non se la sentì di mentirle ancora                                                                                                                         << Ho conosciuto una donna.Una bella donna.Una dottoressa.La mia dermatologa.Mi piace.Ma siamo ancora agli inizi.Ai buoni propositi per una migliore reciproca conoscenza>>                                                                                                              Lei furibonda                                                                                                           << e hai fatto l’amore con me pensando a lei.Sei venuto con me quando tu…>>             Non la lasciò terminare                                                                                    <<No.Sono venuto con te, perché ancora ,con la dottoressa non c’è stato niente di concreto e pensavo che stando con te, non avrei pensato a lei,l’avrei dimenticata  e così è stato,in questi giorni.Credimi.>>                                                                                   << Ma allora perché mi vuoi lasciare?>>                                                                <<Te l’ho già detto.Mi sento a disagio.Tu sei giovane,vivace,nel pieno delle forze.Io invece sono sulla via del declino.Più passa il tempo e più ci si allontana fisicamente e mentalmente.La nostra storia non può avere futuro.Mi sento in colpa per tenerti legata a me, mentre dovresti vivere la tua gioventù, in pienezza,con altri giovani.Cerca di ragionare>> Aveva smesso si piangere.Lo stava a sentire scettica                                 << Quando voi uomini dite ad una donna di ragionare,è perché le state dando una fregatura.Giurami che non pensavi a lei!Giura!>>                                                           <<Si,lo giuro su quello che vuoi.Sono stato contento di stare con te perché ti voglio bene,anzi ti amo,ma è un amore che non può esprimersi come tra due giovani,un amore in un certo senso “paterno” e a me sembra  un incesto  >>                                              Lei lo abbracciò,lo strinse forte << Giurami che mi ami come nessun altra donna hai mai amato>>                                                                                                                     << Si ti amo tantissimo>>l’accontentò Marco,un po’ seccato dalla esagerazione di lei! Susy rimase abbracciata fortemente,in silenzio,come per fermare all’infinito quelle parole.  Si rasserenò un poco.Tra lui e la dottoressa, non c’era stato ancora niente e lei era convinta, che in futuro non ci sarebbbe stato nulla.Una come la dottoressa,come l’aveva descritta lui,non si sarebbe messa con uno come Marco,un pensionato qualunque!Quello di Marco ,pensò,era solo un sogno,che presto si sarebbe sgonfiato.E lei sarebbe stata li, a curargli le ferite.Non disse più niente e tra loro due, si alzò un muro di silenzio                Il ritorno a casa,fu molto diverso dall’andata.Niente allegria.Dialoghi scarni e telegrafici.E così il viaggio, fu molto più lungo e faticoso. Lui, man mano che si avvicinavano  a Milano,rientrava  nella realtà di tutti i giorni,con i pensieri di tutti i giorni,compresi quelli per la signora Piovani. Quella vacanza era stata per lui, come un viaggio in un altro mondo, un’altra dimensione.Ora tornava alla realtà.

Susy,per le due settimane seguenti,andò,con la madre,in vacanza in un paesino delle Alpi venete,da alcuni parenti.Lui invece,come gli anni passati, il resto di Agosto,lo passò al mare,sull’Adriatico,col fratello, la cognata e altri parenti.Affittavano una casetta. La vacanza in famiglia,era sempre molto quieta,tranquilla,rilassante,forse troppo,al limite della noia,ma ritemprante.Tornava in città, con tanta voglia di fare.  Quella volta,nel rilassamento,nel gran tempo a disposizione per riflettere,si rese conto che l’interesse per la dottoressa,si era trasformato in vero e proprio amore.Amava due donne!Possibile? Si!Pensava a lei,praticamente tutto il giorno,andava con la memoria a tutti gli incontri in ambulatorio,al suo viso,al suo sorriso,al modo di fare dolce e gentile. Con Susy si teneva in contatto con messaggini sui celulari e su Facebook . A Ferragosto, mandò alla dottoressa,un sms  di auguri,ma non ricevette risposta.Pensò che probabilmente teneva spento il cellulare, per non essere risucchiata nella realtà milanese.  Passate due settimane dalla partenza della signora,il tempo medio di un tour in Canada,andò in un internet cafè e le scrisse una e-mail di bentornata.Fu spiritoso come al solito ,ampolloso e piacevolmente prolisso.Ma non ricevette risposta. Rimase un po’ deluso. Cominciò a non vedere l’ora che arrivasse la fine di Agosto,per tornare in città , per riprendere i contatti con la signora.

 LE   IDI  DI  SETTEMBRE

Ai primi di Settembre,arrivò la risposta della dottoressa Piovani.Una e-mail che elettrizzò Marco.

“Sig.Riva,immagino si starà chiedendo la ragione del mio silenzio.Sono tornata a casa da diversi giorni, ma ho sentito la necessità di rimanere ancora immersa nella pace e maestosità dei paesaggi canadesi.Sono ritornata controvoglia in città, per riprendere il lavoro e fortunatamente ho trovato la città, ancora svuotata dalla massa aggressiva e maleducata dei suoi abitanti.Le ho già detto la mia avversione per la grande città che richiede troppi sacrifici, rispetto ai benefici che può dare.Mi sembra di capire dalle sue parole, che lei è fermamente intenzionato ad incontrarmi per conoscerci meglio.Le ripeto ancora le mie difficoltà, a gestire il poco tempo libero che ho in città.Il suo invito al Summer Theatre, mi sembra interessante e devo dire francamente,che pur volendolo,non sono mai riuscita ad andarci.Questa settimana sono già molto impegnata,quindi si potrebbe fare la prossima, di Martedì o Mercoledì.Lei cerchi di trovare i biglietti e poi mi chiami ,per metterci d’accordo.Prima di chiudere vorrei dirle una cosa,per non essere fraintesa.Nel suo atteggiamento noto molta galanteria, che vorrei fosse l’omaggio di un gentiluomo per una signora simpatica, ma riservata. Scusi se mi esprimo un po’ alla vecchia maniera, ma lo ritengo necessario per una migliore reciproca conoscenza.Le auguro una buona giornata.”

Finalmente  il barlume di speranza, cominciava a diventare qualche cosa di concreto.La frase finale,la interpretò come un avviso,a  non pretendere subito qualcosa di concreto,ma di aspettare, che la conoscenza di loro due si approfondisse.No problem,pensò lui. Non cercava un’avventura, cercava  qualcosa di serio, profondo e duraturo,che poteva venire, solo da una  frequentazione   continua .

Si diede da fare per i biglietti.Purtroppo,i giorni da lei indicati,erano giorni di pausa del teatro. Gli spettacoli ,sarebbero ripresi, con una nuova commedia,solo dal Venerdì.Fu un po’ contrariato e chiamò la dottoressa, per chiederle di spostare i giorni, alla settimana successiva.Ma qualcosa era cambiato, in quei pochi giorni.                                               << Mi spiace signor Riva,ma non posso spostare i giorni.Però la voglio incontrare lo stesso Mercoledì prossimo,un’oretta,dopo il lavoro alla ASL.Arrivederci>>                                  A Marco non piacque per niente quella storia.Un’oretta,al bar,prima di tornare a  casa.Cioè,gli dedicava, invece di una serata a teatro,come erano d’accordo,solo un ritaglio di tempo.Gli suonava come una bocciatura.Mercoledì mattina lei gli telefonò, per dirgli il luogo e l’ora dell’incontro.Erano le idi di Settembre e le nuvole sul cielo di Milano, non facevano presagire nulla di buono.

L’appuntamento era per le sette e un quarto,ai tavolini del bar in fondo alla strada, che portava alla chiesa .Come al solito, Marco arrivò molto prima e cominciò a passeggiare su e giu per la grande via alberata.Ormai era quasi certo, che lei lo avrebbe congedato.Ma non si sa mai, con le donne.Lei arrivò in auto,parcheggiò vicino al bar.Era bella come sempre,elegante,si muoveva con grazia.Dopo il saluto e stretta di mano,lei chiese         << Come sta Sig.Riva,la mia dieta  continua a dare buoni risultati ?>>.                            Lui avrebbe sperato in un interessamento più personale, che professionale.Si sedettero ai tavolini esterni,ai bordi della strada ,riparati da alte siepi, sotto un tendone Ordinarono e quando il cameriere portò a lei l’aperitivo analcolico, con gli stuzzichini,lui fu sorpreso di tanta abbondanza. Poi pensò che quella, era l’ora del modaiolo “Happy hour”.Lei cominciò a lamentarsi                                                                                                            << ma guarda tu che servizio trasandato.Qui in città è sempre così, da noi…>>                                                                                                                      Marco, timidamente, chiese cosa non andasse bene                                                       << Si sono dimenticati, come al solito, degli stecchini.Come faccio a prendere le olive…>> con un gesto imperioso, fece capire al cameriere di portare subito gli stecchini.Marco era nervoso ,stava scomodo su quella sedia metallica.Si muoveva avanti e indietro,non trovava la giusta posizione .   Inaspettatamente lei chiese                                            << Le do fastidio se fumo?>> e tirò fuori un pacchetto di “cigarillos”.                  <<No,no.Faccia pure.Siamo all’aperto>> Marco rimase molto stupito e mentre lei si accendeva il cigarillo pensava,come fosse possibile che una dottoressa,dei nostri tempi,che parla tanto di buona alimentazione,di sani stili di vita,poi fumasse? Boh!Lei cominciò a chiedergli,per rompere il ghiaccio,dei suoi impegni teatrali.                           <<Come sta andando il suo lavoro teatrale?Cosa state preparando? Quando avete le prove?>>                                                                                                                    <<Per adesso, siamo agli inizi,proviamo un solo giorno a settimana,il Mercoledi. Oggi ho preferito l’incontro con lei….>>  Lei, come una che si accorge di una marachella intervenne

<<Se l’avessi saputo,non le avrei fatto perdere la prova>> Parlava come una madre, che si preoccupava delle lezioni a scuola del figlio                                                              << Ma non si preoccupi>>minimizzò lui<< una prova,adesso, si può pure saltare per una cosa più importante,come incontrarla>>  Ma questa mica vorrà fare la “Mammina” con me,pensò Marco.Non ci provasse nemmeno.                                                                   << Stiamo preparando una commedia ,vorremmo  andare in scena a Dicembe, nel ponte dell’Immacolata.E’ una commedia brillante di Gilberto Govi,tradotta però in milanese, dalla regista >> espose con umiltà,senza arie da “attore”.                                        <<Ma adesso parliamo un po’ di noi.Mi ha scritto che ha avuto due mariti…>>non finì la frase con l’ipocrisia del “mi dispiace che i due matrimoni siano andati male”.Non starebbero li.                                                                                                         <<Il mio secondo,era un architetto,lavorava in  un grande studio famoso,ma non era socio.Parlava forbito,piacevolmente prolisso e ridondante.Per questo le ho detto,che il suo stile me lo ricordava>>                                                                                                 <<Ma io solo nello scrivere,a volte adotto questo stile.Invece, nel parlare, sono molto semplice, conciso>>si aiutò facendo il gesto di chiudere il pugno.Voleva dire che diceva l’essenziale.Poi azzardò                                                                                             << E com’è che non è andato bene…mi scusi se…>> sempre con la paura di essere invadente.                                                                                                                  << Era bravo, però era anche un po’ stambo,bizzarro…cazzerellone>>   Marco annuiva con la testa,per far capire che si rendeva conto,mentre pensava “ ma allora perché se l’è sposato?” e lei come se avesse letto nel pensiero,spiegò  << Però era un gran bell’uomo>> e chiuse decisa l’argomento.  Marco era nervoso,si muoveva avanti e indietro sulla sedia senza trovare la posizione. Sentiva che la conversazione non andava come aveva sperato.Lei era molto abbottonata . Si rendeva conto che, per lei, non era un incontro conoscitivo,dove ci si apriva piacevolmente, alla scoperta dell’altro.Lui era bloccato,non aveva nessun controllo della situazione.

Lei invece di continuare a parlare di se stessa,delle sue esperienze,gli chiese quasi con tono accusatorio                                                                                                  <<Lei mi ha scritto, che non si è mai sposato.Come mai?>>                                         Questo aumentò il disagio in Marco.Era un tasto molto delicato e soffriva a parlarne.Era l’ammissione del suo fallimento sentimentale.Rispose come sempre,genericamente,come per scusarsi                                                                                                       <<Non è che non volevo sposarmi.Non ho avuto fortuna negli incontri.Solo due volte ero deciso a sposarmi,ma poi le cose non sono andate a buon fine>>                                     Lei ascoltava, ma senza curiosità,aveva già una sua idea, evidentemente.                     << Adesso è solo?Mi ha detto che non ha una compagna,forse si è abituato alla solitudine.Non tutti sentono la necessità di vivere in compagnia…>>                                                                                                            Lo stava quasi giustificando.Non piaceva affatto a Marco, l’andamento della conversazione.Sentiva come un’accusa,il fatto di vivere da solo.Poi  arrivò il momento della verità                                                                                                                << Ora veniamo alla ragione di questo incontro.L’ho voluta incontrare lo stesso,per dirle che sono soddisfatta della mia situazione.Sto bene ad Aosta,col mio lavoro,con i miei amici,col mio compagno.Non ho intenzione di instaurare nessuna relazione,di nessun tipo.Non ho neanche il tempo, per frequentare gli amici che ho già>> disse tutto d’un fiato e senza guardarlo in faccia,con gli occhi bassi.Era consapevole, di non essere stata chiara,sincera fino allora e forse, aveva paura di una forte e sgradevole, reazione di lui.

Era licenziato in tronco.

Marco rimase stupito,attonito, al punto da non reagire.Aveva un compagno! Perché finora non ne aveva fatto cenno? Marco era come rassegnato.Era la solita storia che si ripeteva;quando lui metteva gli occhi su una donna  bella e di classe,questa risultava, poi, sempre impegnata. Però un conto era saperlo subito ed un’altra cosa,saperlo dopo essersi innamorato.  Lei, si aspettava  una reazione  energica.Fu sollevata, nel constatare che lui,praticamente, non reagiva.E con nonchalance chiese                                                    << Quali erano invece le sue aspettative, sig Riva?>>                                                 Lui quasi si vergognava, a dire che aveva sperato in una seria  e profonda relazione amorosa.Aveva paura di passare per un povero illuso,un ingenuotto,un pirla!Si sentiva come quel giovane contadino, che si innamora della figlia del Re e perché lei gli ha sorriso una volta, sogna di sposarla e i villani  lo prendono in giro. Imbarazzato , disse la cosa più vaga e stupida,che gli venne in mente                                                                          << Le aspettative più ampie!>>che risposta del cavolo!                                                  Passato il pericolo,lei  infierì                                                                                       << Per nuove amicizie,non ho neanche il tempo,mi creda.Tenersi in contatto via e-mail, non ha senso.Poi io adopero poco il computer e la posta elettronica>>                                                                                                             Superato l’ostacolo ormai la signora andava a ruota libera,davanti ad un uomo rassegnato,abbatuto,svuotato.

<< Per quanto riguarda i miei genitori,non credo abbia potuto conoscerli,perché hanno insegnato a Rovigo, non a Milano>>                                                                              Quindi era veneta,non milanese.Veniva dalla provincia,ecco perché non le piaceva la grande città e ne era fuggita.Alla fine lo consolò                                                          << Comunque sono sempre a disposizione,a seguirlo come dottoressa,nel suo percorso dietetico >>                                                                                                                Poi fuggì!                                                                                                               <<Si è fatto tardi.Devo andare da mia madre.Penso che sia stata sua ospite>>  si alzò e mentre lui, entrato nel locale per pagare, attraverso le siepi,si diluegò.Quando lui uscì per salutarla,lei era sparita.                                                                                              Ancora stordito,si avviò alla macchina per tornare a casa. Una gran figura da imbranato.Lei lo aveva colpito e affondato. Lui  avrebbe voluto intavolare una conversazione semplice,di conoscenze basilari, necessarie per cominciare un’amicizia,una relazione.Avere  quel piacere profondo,di svelarsi a vicenda.Cominciò a tuonare e piovere.In linea con la serata.

                                    

 A  SCOPPIO    RITARDATO

La mattina dopo,verso le nove e mezza,Marco ricevette un messaggio da lei. Gli augurava una buona giornata.Lui,ancora stordito,rispose con il solito garbo, ringraziandola e dicendole che era sempre molto gentile.Se fosse stato pienamente  in se,l’ avrebbe dovuta  mandare a quel paese o peggio. Ci vollero tre giorni per reagire.Non si può dire che lui fosse un tempista,anzi.Gli mancava sempre, la risposta giusta al momento giusto. Perdeva sempre le buone occasioni ,non realizzava subito, quello che sarebbe stato opportuno fare o dire .Le domande,le risposte giuste , gli venivano in mente, sempre dopo.Mancandogli il tempismo necessario,era costretto dopo, a fare il rewind della memoria e analizzare fatti e parole. Di solito si accendevano delle lucette spia, che segnalavano momenti critici,come possibili  bugie, incongruenze,insomma cose che non andavano.Anche questa volta fu così. Finalmente, al terzo giorno,digerita  ed elaborata la legnata,le scrisse una e-mail, dove le confessava il suo disagio e lo stordimento, alla notizia che lei avesse un compagno di vita.Non se lo aspettava proprio. Erano mesi che lui le aveva esternato il suo interesse e lei non gli aveva detto nulla.Si erano visti tante volte in ambulatorio,si erano scambiati messaggini,e-mail,l’aveva invitata più volte a vedersi fuori dal lavoro  e lei non aveva neanche buttato la,distrattamente, la presenza di un terzo uomo,dopo i due mariti! Ma come è possibile?! Di solito,le donne,quando ricevono delle proposte, tipo uscire la Domenica,andare a Teatro,a cena, incontrarsi,frequentarsi per conoscersi meglio,se sono impegnate,lo dicono subito.Perchè, lei invece, era stata zitta,non l’aveva avvisato? Pensava forse, che lui fosse interessato a discutere, con lei, le teorie quantistiche? Una donna bella come lei,che aveva avuto di certo  innumerevoli spasimanti,corteggiatori , non ha capito che tipo d’interesse abbia avuto lui?Se l’avesse informato subito,lui,avrebbe lasciato stare e non si sarebbe innamorato,non avrebbe sognato inutilmente e sofferto.Le faceva notare,che nell’ultima e-mail,lei aveva parlato,di poter fare una migliore conoscenza. Cioè,era ben intenzionata a conoscerlo meglio!

Si sentiva preso in giro ed anche un po’ offeso! Si quel dirgli che non accettava neanche un’amicizia epistolare,per e-mail,era come dirgli che lei non voleva più aver niente a che fare con lui! Non era piacevole sentirselo dire! Quella di Marco fu una E-mail di rimprovero, scritta però, con gentilezza e con piacevole ironia, anche,un pò divertente. Non ebbe risposta.                                                                                                        Continuò a scriverle,facendole la corte , come non le aveva fatto fino allora, perché aveva avuto paura di passare per uno stalker. Un classico,il paziente, che “molesta” la dottoressa. Si era illuso di poter giocare le sue carte,”dal vivo”,quando l’avrebbe incontrata fuori dalla ASL,cominciando  dalla serata al Summer  Theatre.                         Si era preparato a dichiararsi con passione.Aveva rispettato il tempo necessario ,affinchè lei  prendesse una decisione. Ora,si illudeva di poter recuperare, inviandole  mazzi di fiori virtuali, facendole dichiarazioni d’amore,del suo grande amore incondizionato,   mai provato così forte,così profondamente e dicendole che per lei, sarebbe stato veramente, disposto a tutto. Componeva per lei poesie d’amore, bislacche, a volte scopiazzando qua e la, da canzoni di successo.Lei non rispose mai.                                                       Verso  la metà di Ottobre,ricevette una telefonata di Susy.                                <<Ciao.Come stai?Ti ricordi di me?>> iniziò lei.                                                           <<Oh! Ciao!Che piacere!Scusa se non mi sono fatto vivo ma….>>                             <<…ma eri tanto occupato a scopare con la dottoressa che ti sei dimenticato di me!>> lo interruppe lei con un certo sarcasmo.Lui non rispose subito,ebbe un attimo di esitazione,era un po’ imbarazzato a dirle la verità.                                                    <<Beh,non proprio.Magari!Vedi…>>                                                                    <<Vuoi dire che  ti ha già scaricato? Già è tutto finito?>>                                          interruppe con tono ironico. Ora intravedeva una possibilità di recupero                        << Era solo un capriccio della signora?>> soffocò una risatina.                             <<Veramente non è mai cominciata>> era doloroso confessarlo e perciò Marco parlava con frasi brevi.In realtà, non aveva assolutamente voglia di parlarne,men che mai con Susy                                                                                                                            << Si,al primo appuntamento.Eravamo  d’accordo di andare al Summer Theatre.Poi cambiò idea e ci siamo visti in un bar, la sera,all’uscita del lavoro.Mi ha detto che non aveva nessuna intenzione di continuare,o meglio cominciare.Stava bene come stava, col suo partner montanaro. Punto.Fine>> disse tutto,lentamente ed a fatica.                 Dall’altra parte del cellulare,ci fu un attimo di silenzio,poi con voce più vivace ed allegra, Susy cercò di consolarlo un po’,ma solo un poco                                                      <<Mi dispiace per te,veramente.Certo deve essere stata dura.Ti capisco benissimo.So cosa vuol dire.Ma almeno è finita prima di cominciare. Sarebbe stato peggio dopo…>>                                                                                                         <<Beh!Non direi.Doveva dirlo prima, che aveva un compagno.Avrei lasciato stare subito e non mi sarei innamorato!>> disse l’ultima parola con imbarazzo,pudore.                <<Innamorato!!!>>   disse lei con ironia,cambiando il tono di voce                                 <<Ma ne sei sicuro? O è il fatto che lei ti ha rifiutato, che ti fa credere di amarla? Diciamo “invaghito” che forse è meglio>> riprese con  tono canzonatorio << voi uomini maturi, vi invaghite spesso di donne …un po’ così….>>  insinuò velenosamente.                          <<Che vuoi dire?>> volle precisare con forza  << no,no.Purtroppo l’amo e molto.Sento che per lei, farei qualsiasi cosa.Ti giuro!Lei non è così come dici tu.                               <<Tu sei proprio schizzato>> esclamò Susy                                  <<Perché?>>                                                                                                              <<Gli uomini maturi come te,casomai, hanno un altro problema.Quello di” innamorarsi” di donne molto più giovani e fare la figura del pirla.Tu invece che fai? Ti innamori di una tardona e pure un po’,anzi, molto “leggera”…>> lei ora andava a ruota libera,sisfogava      Lui subito la interruppe, un po’ offeso                                                                     <<Ma che dici!!?? E’ una bravissima persona,una vera signora…>>                            <<Si una vera signora!>> ripetè sarcasticamente << e perché non ti ha detto subito che aveva un compagno? Le donne serie,dicono subito che hanno marito,un partner! Sei proprio un pirla!Si voleva divertire a farti smaniare e poi… Poi chissà quanti colleghi e primari si è fatta!Ma andiamo!Non credo proprio sia una che,per farle aprire le gambe, ci sia bisogno di un piede di porco!>>.                                                                            Lui a queste parole,si arrabbiò,ribadì con foga    <<Come sei volgare.Ma che ne sai tu,se neanche l’hai mai vista.Capisco che ti sei risentita e offesa,ma adesso esageri…>> e tanto era la foga che s’infarfugliò e non seppe più che dire.La sua mente era offuscata. Lei anche se con toni più bassi,continuò a colpire                                                  <<Scusa,ma secondo me,magari le piacevi pure,poi però ci ha pensato bene,ha pensato che eri un professore in pensione ed ha calcolato che non le conveniva il cambio!Capirai una dottoressa  abituata ai soldi di primari, professoroni e professionisti dai portafogli gonfi ,figurati se si metteva con te!>> terminò tagliente.                                         Marco questa volta non reagì con forza,si sentiva confuso,triste,depresso. In cuor suo sentiva che lei aveva ragione.Aveva osato guardare troppo in alto.Sentiva che c’era una gran differenza tra i loro mondi.Lui aveva vissuto sempre in ambiente scolastico,un ceto sociale piccolo borghese, che ora non esisteva più, spazzato via dalla crisi.Molto diverso dall’ambiente medico-sanitario pubblico o privato.Troppa differenza,può andare bene per un’avventura, ma non per una relazione seria e duratura.Troppe cose dovevano collimare,accordarsi,trovare un punto di equilibrio.                                                      << Finiamola qui o andiamo a litigare>> volle  chiudere l’argomento per lui assai doloroso.                                                                                                                <<Va bene,va bene.Parliamo d’altro.Cosa stai preparando a teatro?>>. Ora lui più calmo,fu contento di parlare d’altro                                                                               <<Stiamo preparando una commedia di  Govi,molto divertente, però tradotta come sempre in milanese dalla nostra grande regista>>                                                          <<Bene!Poi mi dici quando la fate, che non voglio mancare!>> poi cambiò tonò,andò sul dolce                                                                                                                          << Quando ci vediamo?Prendiamo una pizza,un cinema…>>                                           lui incerto e dubbioso                                                                                                    <<Ma non so… quando vuoi…se sono libero…scegli tra giovedì sera o  Sabato e Domenica>>                                                                                                             lei  contenta                                                                                                  <<Sabato,sabato,ti chiamo io per l’ora.Ok.Tu intanto pensa cosa fare.Ciao.Bacione>> gli  inviò un bacio per telefono <<Bene.Ma niente discoteca.Tieniti libera!Ciao,ci sentiamo.Bacio e abbraccio>> e chiuse.                                                                       Si sentiva un po’ sollevato,anche se Susy ci era andata giù pesantemente,fino all’insulto.In fondo era contento di rivederla presto,le avrebbe spiegato meglio com’era andata. Puntuale il Venerdì Susy chiamò                                                                         <<Ciao bello.Cosa facciamo domani?>> era allegra,la sua voce era   calda e sexy.       <<Dicono che domani sia bel tempo.Allora passo a prenderti alle otto e ti porto in un bel posto>>                                                                                                                        <<Alle otto? E’ presto!!!Ma per tutta la giornata?Facciamo alle nove>> rispose contenta                                                                                                                     <<Non più tardi,però!Ricordati che adesso le giornate sono corte>>                               <<Dove mi porti?>> con tono malizioso                                                           <<Sorpresa!Lo saprai una volta fuori  Milano>>                                                             <<Si,mi piacciono le sorprese.Bene >>                                                                        La mattina,lui era puntuale sotto casa di Susy,ma dovette aspettare un po,prima che lei scendesse.  Era bella e attraente.Jeans stretti,maglietta chiara aderente,giubbetto in pelle chiara,cintura larga con fibbia decorata,stivaletti,un foular  al collo,occhiali da sole trasparenti, ma soprattutto un gran bel sorriso e tanta allegria.Marco si diresse subito verso nord e uscito di città,puntò su Como.  Quando lei capì la meta,emise un gridolino di contentezza                                                                                                       <<Bene!!!Andiamo al lago.Era tanto tempo>> si strinse a lui e gli diede due gran bacioni sulla guancia                                                                                                          <<Attenta,sto guidando!>> Il viaggio fu piacevole.Parlarono del lavoro teatrale di lui.Discussero animatamente del Milan,squadra per la quale tifavano e che ultimamente,dava solo delusioni.Dure critiche ai giocatori, ma soprattutto ai dirigenti,in primis Galliani  e Berlusconi, che avevano smantellato,anno dopo anno,una squadra vincente.  Sulla statale che costeggia la riva ovest del lago,cominciò il grande spettacolo naturale  della zona.Vedute e panorami mozzafiato, si ripetevano, sempre diversi. Ville,villette e palazzi di antica fattura,di antichi e nobili proprietari, gareggiavano in bellezza tra loro.Ogni tanto,in un punto strategico,si fermavano a scattare foto.     Arrivarono ad Ossuccio, poco dopo le undici.Fecero una bella  visita del paesino,piccolo ma ricco di storia.Guardarono stupiti, lo strano campanile con “guglia”, di una chiesa antica.Salirono pure al Sacro Monte, ammirando ,strada facendo, le cappelle che rappresentavano i “Misteri del Rosario!”. Restarono in contemplazione del meravigioso panorama del lago, che si godeva dalla cima. Scesi,andarono  sul molo dove partivano i battelli per  l’isola  Comacina,dal tragico passato,unica di tutto il grande lago.Lui raccontò,in breve,molto in breve, in fondo si rimane sempre professori, la storia dell’incendio dell’isola, ordinato  dal Barbarossa per vendicare il tradimento alla città di Como.La cittadina fu rasa al suolo ed ogni pietra buttata nel lago.Non contento, emanò un editto, che vietava la ricostruzione del paese.

Prima di fare visita all’isola ed ai resti della città,decisero di pranzare in un ristorante famoso per il pesce.Si sedettero ad un tavolo in prima fila sul lago.Le lastre di vetro,proteggevano dai venti freschi.Da quei tavolini,in attesa del pranzo ,si godevano il panorama incantevole del lago e delle montagne.Fecero molte foto.                     Finalmente il pranzo arrivò e lo gustarono allegramente, corroborati da un buon vinello bianco della zona.                                                                                                     Marco si decise a parlare,di ritorno dall’isola. Lei,aveva provato più volte ad abbracciarlo e baciarlo,ma  la sua risposta, fu sempre molto fredda. Aveva deciso,che anche se rifiutato dalla dottoressa, sarebbe stato ingiusto,rimettersi con lei,perché ne era ancora innamorato.Poi,quella relazione,che lui sentiva come patologica,quasi incestuosa,doveva finire.Lui aveva anche paura ,di scoprire un giorno, di non poter più fare l’amore.Paura che lei potesse rimanere in cinta; non dovevano assolutamente permetterselo.Cercò di essere convincente, ma soprattutto paterno,amorevole, comprensivo e consolatorio.Lui le voleva un gran bene. Per lei,Marco ci sarebbe stato sempre. Lei, in fondo, se lo aspettava.Aveva sperato tanto,ma sentiva che non avrebbero potuto ricominciare come prima.Si rabbuiò.Pianse sommessamente.Disse poche parole.Si zittì e mise il muso.Sulla strada del ritorno,lui cercò di conversare,parlando del teatro,del lavoro di lei,dei suoi nipotini.Ottenne solo delle risposte telegrafiche ed un muro di silenzio.Sotto casa di lei,si salutarono con un abbraccio forte e caloroso di lui,ma con risposta gelida di lei.La sera,dopo cena,quando lui  stava per accomodarsi in poltrona e vedersi un film in televisione, lei telefonò.                                                                                                <<Sei proprio uno stronzo!Un grande stronzo>> esordì lei arrabbiatissima, con furia. Ecco che arriva la bufera,pensò lui.Se lo aspettava.Non aveva reagito nel pomeriggio e ora sfogava la sua rabbia e frustrazione. Con  pazienza e compensione, si accinse a sentire la sfuriata                                                                                                                 <<Che c’ha lei più di me? E’ più bella?No,assolutamente!E’ più giovane?No,è una tardona,con la pelle secca,il petto floscio ed il culo moscio,come tutte alla sua età!Si,io non sarò dottoressa>> pronunciò il titolo con sarcasmo   << io non ho potuto finire l’università,ma sono onesta,sincera, una brava ragazza,non inganno gli uomini,non li prendo in giro,non li uso e poi li getto,come ha fatto con te.Non scelgo gli uomini in base alla posizione,al portafoglio,alla comodità,come sicuramente fa lei.Si,si, ti ha usato per qualche suo scopo,lo so,conosco le donne>>il tono si faceva più  leggero,l’onda d’urto andava scemando.Poi umilmente chiese                                                               <<Perché non ti piaccio?Cosa ho che non va?Io ti amo tanto.Voglio stare con te, tu mi fai felice, con te,mi sento serena, tranquilla>>finì con tono struggente.                             << Non è che non mi piaci,non ti desideri,lo sai bene. La nostra è stata una relazione difficile e,senza offendere,quasi patologica!Ma lo vuoi capire, che non può andare avanti.Ma ragiona un po’ ogni tanto>> a quel “ogni tanto”, lei reagì   con forza                  <<Cosa vuoi dire ,che di solito non ragiono?Che sono una cretina,perché non sono laureata?>>                                                                                                                 << Ma no, cosa dici.Non intendevo questo.Volevo dirti di non vedere le cose solo con il cuore,con i sentimenti.Non fare così!Lo sai che ti voglio bene,che ti stimo e ti ammiro>> cercò di consolarla  << Quello che mi meraviglia, è che tu ci pensi ancora.Ma dimmi,davvero pensavi di poter competere, con quelli del suo ambiente,chirurghi, primari,professionisti vari ?..>> ingenuo lui, la interruppe                                               <<Ma sua madre era insegnante di scuola media.E suo padre era un Preside…>>          << Appunto,lei sa benissimo quanto guadagni,cosa puoi permetteri, come vivi! Svegliati!Capisco una sbandata,ma poi dopo quello che ti ha fatto…>>                               <<Ma che mi ha fatto?La vuoi finire di pitturarla come una strega!!!>>                       <<Ma come, ti ha fatto credere che era libera,ti ha dato corda e poi ti ha sbattuto la porta in faccia! Ti sembra onesto?Ma poi, quello che non capisco, è cosa centri tu, con una stronza come lei,una   sicuramente viziata,chissà quanti uomini ha preso in giro,ha usato,chissà quanti amanti dopo i due mariti e magari,  durante …>>   insinuò lei,forse per fargli nascere il tarlo del dubbio,sulla moralità della signora.

<<Ma la vuoi finire una buona volta di insinuare  che sia una poco di buono?! Capisco la gelosia,la rabbia,ma ora basta,non ti permetto di continuare ad insultarla così>> la interruppe lui con forza                                                                                                << A si non mi permetti?Ah!Ah!Ah.Ma ti sei mai chiesto perché è scappata da Milano ed è andata a nascondersi sui monti Valdostani?>>                                                          <<Ma finiscila! Cosa vorresti dire? Semplice! Non le piace il casino della città,come a tanta altra gente.E’ una scelta legittima,naturale.Cosa vorresti  insinuare ?>> stavolta con aria di presa in giro.                                                                                                      << Io non insinuo! Sono sicura che in città ha parecchi scheletri nell’armadio! E ti dico pure, che non sopportava, di non essere nessuno, in una grande città.Invece in un paesino è facile essere in vista,dottoressa di qua,dottoressa di la>> facendo il verso. <<Ma finiscila con tutte queste malignità.Non ti facevo così cattiva…>> non terminò la frase che lei                                                                                                            <<A si sono cattiva…>> si mise a piangere con grossi singhiozzi,poi di nuovo furiosa        << Sei uno stronzo e vaffanculo>> e riattaccò.                                                         Marco rimase stupito, ma soprattutto preoccupato.Quando una donna fa così,è preoccupante.Almeno per lui.Era perseguitato dal ricordo di un’esperienza di una trentina di anni prima.Una ragazza, che aveva lasciato,perché non la sopportava più,gli telefonò una sera,dopo aver un po’ bevuto e gli fece una telefonata drammatica.Purtroppo poi si tagliò le vene. Da quella volta, quando la buttavano sul tragico, con pianti e grida,lui aveva paura. Fu tentato di telefonarle subito,per cercare di rabbonirla.Ma come?Non poteva farci nulla.Non poteva cambiare decisione.Fu dilaniato dai dubbi,preso dall’ansia.Poi cercò di convincersi che Susy era una donna positiva, combattiva,non si lasciava andare.Resistette al desiderio di telefonarle, ma la notte dormì pochissimo e male.Dal giorno dopo,cercò notizie da conoscienti e amici comuni,prima di telefonarle.Avrebbe voluto riallacciare i normali contatti,riportare tutto come prima di quella sera.Capì però,che non era possibile.La cosa migliore,era,purtroppo, sparire,nella speranza di farsi dimenticare. Soffrì molto per questa decisione,perché le voleva veramente bene.Non si fece più sentire.                                                                          Incontrò di nuovo la dottoressa,in ambulatorio, per   un controllo di un neo . Lei gli chiese, tra lo scherzoso e il burbero,quando l’avrebbe fatta finita, con quelle lettere accusatorie,che lui ogni tanto le mandava.Lei non doveva dare spiegazioni a nessuno! Disse che lui era caduto in un equivoco.La sua, era stata solo, gentilezza e disponibilità naturale, professionale, verso gli altri.Anche questa volta, lui,sentendosi accusato, non seppe rispondere a tono,farle le giuste contestazioni.Rispose vagamente.Non le chiese se, per disponibilità professionale, accettava di andare a teatro con i pazienti.Marco si sentì a disagio.Poi lei si lanciò in un lungo discorso,   incomprensibile.Gli sembrò un discorso da politico. Parlare molto, per non dire nulla.Tacque, perché non volle passare per uno che non capiva .                                                                                                             Per Natale, si fece vedere in ambulatorio e le portò, come regalo, un vasetto di orchidee.Lei fu molto contenta e lo ringraziò.Un incontro breve,tra un paziente e l’altro,senza accenni alla situazione sentimentale.                                                           Il primo Aprile,le inviò,non per scherzo, l’e-mail, nel quale lui confessava, che sentiva inutili le sue lettere d’amore e quindi avrebbe smesso.Le avrebbe scritto ,solo per le occasioni “Istituzionali”,cioè auguri per le varie festività,compleanni,vacanze,e la comunicazione  dei suoi impegni artistici. Nella visita di controllo,avvenuta dopo questa e-mail,lei si disse contenta di questa sua decisione.                             

RICERCHE    IN   INTERNET

Marco però, non riusciva a darsi pace. La storia non gli appariva chiara.Aveva  molti perché, senza risposta.Lui aveva riposto molte speranze,aveva “investito”, sentimentalmente, molto in lei,perché forse,alla sua età,era l’ultima chance.

Sentiva , che lei non era stata del tutto sincera.Continuava a chiedersi,cosa ci fosse, dietro la sua repentina chiusura a testuggine.Aveva chiuso su tutto. Neanche un’amicizia on line.Tra persone che si conoscono,queste relazioni epistolari,non sono sempre inutili.Anzi,mantengono con facilità i contatti,favoriscono lo scambio di idee,di informazioni.La storia è piena di  personaggi,che hanno tenuto intense relazioni epistolari.Gli studiosi, vanno a caccia di questi scritti,che fanno luce, sia sulle personalità,sia sui fatti storici .Certo loro due non erano personaggi storici,però, Marco pensò, che sarebbe stato utile a tutti e due. Chissà,magari conoscendola meglio,i suoi ardori sarebbero sbolliti un po’.

Se quella sera,lei gli avesse parlato un po del suo compagno,della sua vita ad Aosta,dei suoi due ex mariti,del perché l’iniziale apertura e poi repentinamente la totale chiusura,lui avrebbe capito  la situazione ,si sarebbe messo da parte, accettato la fine di quel sogno.Invece lei  era stata molto restia a parlare. Molto chiusa,attenta a non far trapelare nulla del privato,come chi ha qualcosa da nascondere.  Marco cominciò a dubitare di tutto quello  che lei gli aveva detto e scritto.  Si rendeva conto ,che ora la sua fantasia galoppava ,mentre la vita reale, spesso, è molto più banale.Nacque in lui, un forte desiderio di sapere di più su di lei,della sua vita pubblica e privata. Prima di tutto andò  su Facebook ,dove ormai quasi tutti,facevano mostra di se, a volte penosamente e stupidamente . Digitato il nome della dottoressa su Facebook ,comparve una  cinquina di donne, omonime, ma nessuna era lei.  Idea un po’ stupida cercarla su Facebook, una come lei,riservata ed ermetica più di Ungaretti.Non si metteva certo in piazza su FB.Si chiese, se invece,non fosse iscritta, a qualche sito tematico per medici, dermatologi.Scrisse il nome di lei, nel rettangolino di Google e con suo grande stupore,comparve una videata di link, dove lei era presente. Soddisfatto,Cominciò a consultarli .

A Milano, oltre che lavorare alla ASL in centro,aveva uno studio privato,  vicino alla Asl ed alla ex abitazione di Marco.La vide,poi,  in un promo, di un Poliambulatorio di Porta Ticinese , di alcuni anni prima . Bella e affascinante .                                                     Andò a curiosare nell’albo dei dermatologi di Milano, sempre tramite Google, e seppe dove abitava in città; in un quartiere periferico. Marco capì, perché aveva poco tempo libero, in quei tre quattro giorni milanesi.                                                                                      Anche nella cittadina Valdostana, lei aveva, uno studio privato,però il suo sito,non era accessibile.Forse perché non vi esercitava più? La vorava invece,un paio di giorni a settimana,in un nuovo centro medico privato,nella vallata.                                               In seguito,continuando le ricerche, vide che era,o era stata, la dermatologa di una ASL, in un paesino della provincia montana. Cosa interessante,fu vedere che lei era impegnata nel sociale,nel volontariato. Era vicepresidente, di un’associazione, di medici volontari, che si proponeva di diffondere una   buona educazione alimentare ed un sano stile di vita. Marco,allora,si chiese subito,se i colleghi dell’Associazione,sapessero che lei fumava,poco, ma sempre fumo era.Si chiese se per caso ,fosse pure vegetariana o addirittura vegana.Riteneva i vegani, persone afflitte da seri problemi psicologi e con difficoltà a relazionarsi col mondo naturale. Gente nell’anticamera dell’anoressia!

Grazie a questo sito , potè conoscere il suo curriculum lavorativo.Non era nata a Rovigo,da dove proveniva,ma a Pesaro. Aveva “solo” undici anni meno di lui.  ”Complimenti! Credevo, che fosse molto più giovane!” riflettè con leggero sollievo .Si  era Laureata a Milano con 110 e lode Perbacco! Una secchiona e una donna molto intelligente!Si specializzò subito, in dermatologia  e  lavorò,su base volontaria, in due piccoli ospedali milanesi, per una decina di anni.Poi, divenne titolare alla ASL milanese, dove lui la conobbe.  Tanti corsi,master,specializzazioni,lavori, anche ad Aosta.Da questo sito,potè vedere e stampare,molte belle  foto di lei, fatte in occasioni di convegni,conferenze ed eventi organizzati, negli anni dalla associazione di volontariato.Trovò anche dei filmati di trasmissioni, sulla dieta e la salute,fatte anni prima, in una televisione locale Aostana.

Ora lui, aveva un quadro, un poco più completo di lei,una donna molto in gamba intelligente, volitiva, dalle molte attività, impegnata anche nel sociale, molto stimata sul lavoro.

Non riuscì a scoprire, invece,in quale frazione del comune di Aosta vivesse, col partner.Ma  questo non avrebbe aggiunto nulla,sulla personalità o sulla vita.                                   Avrebbe voluto scoprire qualcosa,sui suoi due matrimoni,sul compagno. Ma quelle erano ricerche che potevano fare solo gli esperti del mestiere,maghi di internet ,hacker o investigatori professionisti .Lui sapeva adoperare a malapena le e-mail e fare qualche ricerca con Google.

In ultimo,quasi per caso,venne a conoscenza di un fatto, accaduto più di quindici anni prima,quando lei già lavorava alla ASL.Un duro scontro, con la direzione del poliambulatorio.Finito con una interrogazione, sui banchi della Regione Lombardia .Non potè sapere,la conclusione.Una testimonianza del forte carattere di lei oppure di una certa indisciplina?

Gli sarebbe piaciuto ,conoscere di lei,la quotidianità.Chi fosse “lui”,età, lavoro,personalità,da quanto tempo stessero insieme. Cosa facesse lei,nel tempo libero,nei week-end al paesino.Cose che avrebbe dovuto chiedere al momento opportuno.Marco , se la immaginava sempre in giro a divertirsi,a ballare il tango,al cinema,a cena con amici,a sciare d’inverno,al mare d’estate .Si chiedeva,se casomai,Marco, avrebbe potuto tenere il ritmo indiavolato di lei.Fantasie da innamorato.

L ‘ ADDIO

Dopo il primo Aprile, Marco,come aveva detto, le inviò soltanto poche e-mail “istituzionali”.Di auguri per il compleanno,per la festa della mamma,notizie sui suoi spettacoli,dei successi,dettagli di fuori scena e l’invio  di un paio di DVD, delle sue commedie.Francamente nulla di interessante. E-mail  scherzose ,simpatiche,ma prive di intensità,di sentimenti,di emozioni.  La mancanza di risposte,la sensazione di parlare ad un muro,convinsero Marco a farla finita.                                                                  Decise di smettere di scriverle e cercare di dimenticarla,di voltare finalmente pagina e come si usava una volta,volle scriverle la lettera di addio.                                               Una lunga e-mail di cinque pagine,dove lui si apriva,le raccontava momenti e fatti importanti della sua vita,una specie di biografia sentimentale, una spiegazione di come si era formata negli anni, la sua personalità,di come fosse cambiata nel tempo.Il suo percorso di vita,i suoi sentimenti per lei,i sogni e le speranze accarezzate.                   Cercò di non dare un taglio drammatico,non voleva che lei pensasse, ad un suo addio tragico, non voleva che neppure per un momento,lei sentisse su di se, la violenza di un atto estremo.Lui, in passato, aveva  subito , purtroppo, una violenza del genere e sapeva quanto facesse male e quali ferite lasciasse nell’anima.

LA   GITA  AL LAGO

Ai primi di Giugno, Marco andò con alcuni amici a fare una gita al Lago Maggiore.  Il gruppo,sei persone in tutto,si divise in due auto. A bordo con Marco, c’era Thea alla quale, non piaceva guidare.   Conosceva Thea da tanti anni.Abitava sopra di lui,nel palazzo in centro,dove aveva abitato fino a pochi anni prima.Lei giocava a tennis,come Marco e ironia della sorte,fecero amicizia sui campi da gioco.Lavorava in uno studio legale;ora era in pensione.Alta,magra,capelli lunghi, sempre in disordine,viso spigoloso,labbra sottilissime come lame di rasoio,lingua svelta a tagliare e cucire.Sempre nervosetta e ansiogena,ma anche ingenua e sempliciotta.Era molto amichevole e persino simpatica.Rimasero in contatto,anche quando Marco cambiò casa e continuarono a frequentarsi anche fuori dai campi da gioco,al cinema, alle cene,gite con amici, ormai comuni.

Dopo un po’ di chiacchiere di rito,Thea cominciò a fare domande pratiche ma, soprattutto sentimentali.Marco alla fine, cominciò a raccontare,con calma e tanti dettagli,la storia del suo innamoramento con la dottoressa e della fine repentina, improvvisa ed inaspettata, delle sue speranze.Ne discese un lungo dialogo, che terminò con l’affermazione,dura di lei,che ferì Marco <<E’ solo una stronza da lasciar perdere!Neanche ti meriterebbe!>>.

Rivalità femminile,pensò Marco.Erano anni che Thea sperava che lui si facesse avanti.Lo sapevano tutti,non erano fantasie di lui.

 

“ CRISI    DI  ASTINENZA”

Ai primi di Settembre,un paio di mesi dopo la lettera di addio,Marco fu chiamato in TV, per registrare una puntata di una trasmissione.Alla fine,congedandolo, gli dissero che l’avrebbero mandata in onda,il Venerdì successivo.Come sempre , avvisò amici e parenti,perché tutti volevano vederlo e divertirsi.Non è che, come attore, avesse lavorato molto nelle fiction tv o al cinema,ma ogni tanto, qualche particina, l’aveva fatta e con le repliche,ogni tanto qualcuno lo vedeva in tv.

Pensò di mandare una e-mail, anche alla signora,ben sapendo che non l’avrebbe potuto vedere ,data l’ora ed il giorno,ma, avrebbe potuto registrarla.Ovviamente,non ebbe risposta.

Quella però,fu la prima di tante altre lettere, che le avrebbe poi inviato.

Riprese così la normale,per lui,corrispondenza.E-mail  con un po’ di corteggiamento,un po’ di prese in giro, molto amichevoli,affettuose,come si fa con parenti ed amici.Poesie a lei dedicate;sue la maggior parte ed un po’ scopiazzate, qua e la,le altre.Anche provocazioni,sempre non pesanti, quel tanto per farla un po’ innervosire.Poi,punture di spillo sul sesso.Non descrizioni di atti sensuali o fantasie erotiche,ma solo domande strane, come chiedere, se avesse mai fatto l’amore all’ungherese o alla watussa.Lui non sapeva assolutamente, se gli ungheresi o i watussi, facessero l’amore in qualche modo particolare,tipo kamasutra .Gli piaceva pensare a lei che cercava di immaginarsi chissa cosa o addirittura, si informava con qualche amica o su internet.

Ed infine,tante ma tante stupidaggini con molta autoironia.Il tutto scritto con stile volutamente aulico,ridondante, per far lievitare l’ironia, che pervadeva ogni lettera e renderla così simpatica,divertente. Lei continuava a non rispondere,anche alle provocazioni.Persisteva nel  suo assordante silenzio.

Man mano che Marco veniva a conoscenza,sempre tramite Google,di qualcosa su di lei,ingenuamente,lo faceva sapere attraverso le e-mail. Pensava così,di far vedere,quanto lui si interessasse,quanto la pensasse,la seguisse e come ogni innamorato,volesse conoscere,sempre di più,la donna che amava. Che imperdonabile errore!

Marco si chiedeva,che senso avesse per lui,quel suo scrivere senza avere risposta.Ma lei  leggeva le sue lettere ?  E se  le cancellasse ,ancor prima di aprirle?Non stava forse ,solo perdendo  tempo? Non stava facendo la figura dello stupido,del fesso? L’unica cosa sicura, era che a lui piaceva tanto  scriverle.Un grafomane? Era come parlare,confrontarsi con una figura eletta a controparte, con la quale, ogni volta, si metteva in gioco.                     A volte,guardandosi allo specchio, si chiedeva ,se stesse diventando matto o in preda a demenza senile.  Aveva cercato di dimenticarla, cercando altrove.Ma in giro non aveva visto e non vedeva, altre che lo attirassero come lei.

Che sbocco poteva avere quella” storia?” Sapeva che, le probabilità di successo, di quello strano tipo di corte, erano molto ma molto remote! Ma,come si dice “ mai dire mai”!  In fondo, sapeva che la ragione di quella insistenza,stava nel fatto, che fin dall’inizio, percepì quell’opportunità, come l’ultimo treno.Non voleva perderlo.

Ed arrivò Novembre.Un mese brutto,triste,che a Marco faceva sognare i mari del sud.Avrebbe voluto partire e tornare in primavera avanzata.Via dal freddo,dal buio,da pioggia e neve,dai cappotti,cappelli,termosifoni, maglioni ,scarponi. Le feste natalizie,poi!                                                                                                                Ma ancora, non aveva trovato il coraggio di lasciarsi tutto alle spalle.                                Si chiedeva, come avrebbe fatto se,per caso,per miracolo,avesse dovuto vivere nel freddo delle montagne Valdostane , con la signora. Per lei, si sarebbe sacrificato a passare qualche giorno alla  settimana, nelle vallate alpine.Sarebbe stato poi capace di convincerla,una volta in pensione anche lei,a migrare al caldo dei mari del sud?

Lo stress da inverno,lo stava per colpire e questo si aggiungeva all’enorme stress teatrale.Il giorno  del debutto,a Dicembre,si avvicinava inesorabilmente.La regista era sempre più nervosa, tirannica.Li rimproverava sempre più duramente,perché la commedia non andava ancora come voleva lei.C’era ancora molto da lavorare.Le prove duravano fino a tardi.Tutti arrivavano alla fine, stanchissimi . Per Marco,era diventata ,una grande fatica e  frustrazione.

Marco riuscì in un pomeriggio,stranemente libero,a vedersi con Thea, per andare al cinema. Lei si lamentava che non lo vedeva più,da quando aveva smesso col tennis,a causa dell’artrosi .Si videro in un bar del centro,per parlare un poco, prima di entrare al cinema.Dopo i primi convenevoli e lamentazioni per qualche acciacco dell’età,lei parti con decisione,sorprendendolo.

<<Allora con la dottoressa,come va? Ci pensi ancora,vero? Lo sento>>                       Lui rimase un po’ in imbarazzo,poi decise di parlare sinceramente,che era la cosa migliore.

<< Ebbene si.Non sono riuscito a dimenticarla ancora,purtroppo>> ammise lui umilmente.                                                                                                               <<Si,ma tu non fai niente,per fare finire questa storia che tu chiami innamoramento>> rispose rimproverandolo  con tono di  severa critica.Marco replicò per chiarire e giustificarsi

<<Ma che dici? All’inizio era vero amore…>>

<<Poi è diventato un calesse? >>lo interruppe ,ridendo alla citazione del film del comico napoletano Troisi.Anche lui si concesse una risata e riprese seriamente

<<Ero veramente innamorato.Poi è diventata ostinazione,per come si è comportata.Quel troncare così sul nascere…>> lei lo interruppe stupita

<<Ma non hai mai ricevuto un rifiuto?>>

<< A vagonate!Ma all’inizio,prima che nascessero sentimenti,passioni. Se mi avesse detto subito “No grazie” sarebbe finito tutto li,non mi sarei illuso, ne innamorato>> Bevve un sorso di succo di frutta,perché aveva la gola secca,per il parlare con veemenza.

<<Ti ha usato!Te l’ho detto!Lo fanno certe stupide donne…>> .

<<E’ un’ipotesi come un’altra.Tutte valide,perché la signora è stata ben attenta a non scoprirsi,a non farsi conoscere.Quindi si può ipotizzare di tutto,fantasticare.Io ho fantasticato,tutto in positivo,ovviamente>>

<<… e hai fatto male!Dovevi pensare male,perché,come si dice,a pensare male si fa peccato,però spesso ci si indovina!Ma è ancora ostinazione o è diventato qualcosa d’altro,non so un camion,un treno..>>rise alla battuta,riferendosi sempre al calesse di Troisi. Con calma,pesando le parole

<< Diciamo..un’abitudine amorosa,il corteggiamento di un’idea…e poi…non si sa mai,con le donne! >>                                                                                                             Lei molto stupita                                                                                                           << Cosa? Un’abitudine? >>                                                                                         << Si,le scrivo lunghe e-mail,divertendomi a prenderla in giro,a punzecchiarla ed a provocarla.Tanto lei non risponde!>>                                                                       <<Le scrivi ancora? Ti diverti così? Ma non è da idioti se lei non risponde?>>

<<Vedi prenderla in giro,provocarla è un po’ come una bonaria vendetta,per come mi ha trattato.>> si giustificò Marco. Poi continuò sicuro                                                     <<Ti meravigli perché ho detto un’abitudine?Purtroppo è la cosa peggiore.Perchè l’amore,anche quello vero,passa.A volte molto presto.A volte basta una notte…>> lei lo interruppe  con un’altra battuta

<<L’amore è eterno finchè dura>>  lui accettò lo scherzo,correggendola                        <<…io   direi che l’amore è eterno finchè… è duro!>> Lei scoppiò in una gran risata,che fece voltare qualche persona dei tavolini vicini.Poi lui riprese la sua spiegazione        <<Un’abitudine, è molto difficile  lasciarla. Infatti si dice “La forza dell’abitudine”, per giustificare tante cose,come il fumo.A proposito,ti ho detto che la dottoressa fuma,poco, ma i “cigarillos”,roba forte! >>                                                                                      << No!Ma oggi i dottori, non dovrebbero essere i primi a dare il buon esempio? Una volta,fumavano tutti,prima delle ricerche, ma oggi,è inammissibile.Io da un dottore che fuma,non ci andrei,perché come farei a seguire le sue istruzioni >> disse meravigliata .    <<Anche io mi sono molto meravigliato .Poi lei fa parte di un’associazione di medici volontari…>>                                                                                                      <<Medici senza frontiere?>> chiese lei stupita                                                      <<Noooo.Figurati.Non ce la vedo proprio la signora in Africa…>> chiarì subito con ironia                                                                                                                           <<E allora? Che fanno?>>                                                                                      <<Si sono dati il compito di divulgare le regole per un sano stile di vita,in modo da evitare malattie e per invecchiare bene>>                                                                 <<Oddio,mica sarà pure una di quelle vegetariane o peggio vegane>   esclamò come sconsolata <<Ma ti rendi conto con chi volevi metterti>> rincarò Thea.                            Lui allargò le mani e con ironia ammise                                                                 <<Già! Che vuoi,nessuno è perfetto>> e finì di bere il suo succo di frutta.Guardò l’orologio. Mancavano ancora una ventina di minuti, all’ingresso al cinema.Lui con un  timido tentativo cercò di cambiare discorso                                                                    << Perché non parliamo d’altro,adesso? Che mi dici, tu? >>                                           << Ho capito,vuoi svicolare.Ricordati che a te serve una donna.Non puoi stare più solo!Ma una donna seria,affidabile>>                                                                                        Marco ora divenne silenzioso,molto nervoso,poi impallidì,si impietrì. Respirava con affanno. Balbettò                                                                                                 <<..mi sento un po…strano….>> si allungò sulla sedia,come per sdraiarsi.Lei si alzò agitata,cercò di slacciargli il colletto,togliendogli la cravatta.Chiese un bicchiere d’acqua.Un signore,si alzò da un tavolinio vicino e gli sentì il polso.Ora Marco e Thea erano circondati da gente,che si chiedeva cosa succedesse.Lui era cosciente e con fatica, cominciò a dire cosa si sentiva.Una forte sensazione di freddo ,partendo dai piedi,gli aveva preso tutto il corpo.Si sentiva un blocco di ghiaccio.Non sentiva più forza nei muscoli,anche se poteva muovere le gambe e le braccia.Lo fecero sdraiare per terra e Thea gli teneva alti i piedi ,per far circolare il sangue alla testa.Chiamarono l’ambulanza,visto che non accennava a riprendersi.Non si era mai sentito così. Quando arrivò l’ambulanza,gli infermieri gli misurarono la pressione,gli sentirono il cuore Tutto  sembrava normale.Gli chiesero se avesse il diabete,se avesse mangiato qualcosa di indigesto,di andato a male,di molto freddo.Niente di tutto questo.Gli chiesero,allora se volesse aspettare a riprendersi o volesse andare al pronto soccorso, per un controllo più approfondito.Chiese di essere portato in ospedale.Si sentiva veramente male.Thea,molto preoccupata,salì con lui per accompagnarlo.Lui durante il tragitto a sirene spiegate,le chiese scusa perché gli aveva mandato a monte il film. Al pronto soccorso,una suora infermiera di colore,alta,massiccia,gli misurò la pressione,poi gli  mise gli elettrodi per l’elettrocardiogramma.Una dottoressa,poi lo visitò, chiedendogli cosa gli facesse male. Niente,solo che si sentiva tutto gelato,sfinito,stanco.La donna in camice bianco,gli comunicò che non risultava niente di organico,lo avrebbero tenuto in osservazione un paio di ore,e poi se non ci fosse stato nulla di nuovo,lo avrebbero dimesso.Sul lettino, lo portarono in una stanza adiacente,  dove altra gente,nei letti, aspettava.                        Thea gli tenne compagnia,anche se Marco la invitava a tornare a casa,non perdere altro tempo.Lei rifiutò. Dopo due ore,tornò la dottoressa, e gli disse,dopo aver chiesto, come si sentiva,che lo dimetteva.Disse  a Marco che lavorava troppo e lo stress,lo ha fatto sentire male.Gli chiese che lavoro facesse e rimase di stucco, quando lui gli rispose che era un  professore in pensione.Lei allora gli raccomandò di fare una vita più sana,animata,darsi da fare,avere qualche interesse.                                                                             Marco la stette a sentire in silenzio, mentre si rimetteva le scarpe.Poi accompagnato da Thea usci,molto incerto,sulle gambe ancora tremolanti e fredde.Con un taxi,tornarono al posto dove lei aveva parcheggiato.Lui era andato in metro.Lo volle accompagnare a casa e salire.Lui rifiutò con energia  di farla salire,perché non voleva che lei vedesse come vivesse nel disordine.Lei fu irremovibile,non se ne sarebbe andata, finchè non l’avesse visto andare a letto.  Quando entrarono,lei si meravigliò del disordine. Il tavolo tondo, al centro della sala,oltre ad avere un vaso in cristallo con fiori finti,era pieno di cose,matite,penne, fogli con memorandum,forbici e roba varia.Invece il divano,troppo lungo per quella sala,andava orgogliosamente fiero,di supportare sulla lunga spalliera,tutti i panni stirati, in attesa di essere messi ognuno al loro posto.Alla spalliera, erano appoggiati due lunghi quadri da appendere, non si sapeva quando.Sugli ampi e morbidi sedili, c’erano poggiate molte riviste,libri di cucina,agenda vecchia e gonfia di fogli e foglietti,calendari ancora da attaccare.Sulle  quattro sedie, sparse nella zona,tanta altra roba. Su un tavolinetto,addossato ad una parete,oltre ai soprammobili, alcuni videoregistratori vecchi, da rottamare.Sotto il tavolinetto intarsiato e di pregevole fattura,c’erano dei cestelli pieni di bottiglie di plastica di acqua minerale, da sistemare bene,non si sapeva dove.  Su un sedile stile impero,a fianco della poltrona regolabile, c’erano delle cartelline, con i vari copioni delle commedie che stava facendo.Un inalatore usato e da mettere a posto ed una borsa con tracolla, con dentro ,alcune macchine fotografiche. Anche due valigie,facevano mostra di se, in due angoli, invece che al loro posto, sul soppalco della cucina.  Entrata in cucina,vide sul piano cottura,sui fornelli,alcune pentole.Sul forno a microonde,un vassoio per la frutta,occupato da bustine di minestre liofilizzate, in attesa di essere usate e delle buste di plastica, ammucchiate in attesa di diventare contenitori per spazzatura.Sul piano lavoro,a fianco del lavandino,alcuni oggetti di cucina,come forbici, schiaccianoci e due vasetti con prezzemolo e basilico in acqua,oltre alle coltelliere.  Nello stanzino-sgabuzzino,con porta scorrevole,neanche potè entrare, tanta era la roba ammucchiata.Nel bagno si rasserenò un poco, era quasi a posto,solo lo specchio sul lavabo era segnato da qualche schizzo d’acqua e sapone da barba.Il bagno e la cucina,confessò Marco li puliva regolarmente.    Nella camera da letto,solo il gran letto matrimoniale era in ordine.Molti giornali sparsi sul pavimento,vestiti su varie sedie,il piano del comò occupato da varie cianfrusaglie,posta letta o buste ancora chiuse.Vestiti in stampelle attaccate agli anelli degli armadi e maniglia della  portafinestra.  La cameretta,che Marco considerava come il suo ufficio,era quella più in disordine.Un vero e proprio caos.Sulla vecchia scrivania a sinistra,una pila di libri di argomento strano,tipo come abbandonare tutto e andare a vivere ai tropici,guide turistiche di paesi tropicali,cartelline varie.Una stampante ed il modem in fibra,coperti di fogli stampati.Il mobile del PC, vicino alla finestra,era ingombro di cartelline,fogli stampati,penne, matite,pennarelli,scatolette di elastici e altra roba d’ufficio,libri di informatica,dvd,scatole con diapositive, una lampada fuori uso,un impianto stereo.Il cestino della carta,pieno, stracolmo,con carta uscita fuori.Un altro mobiletto porta PC, pieno e strapieno, anche nei suoi ripiani.   Nell’altra parete,un grande mobile armadio  con letto, sul quale era adagiato di tutto,tutte cose da smaltire,buttare,disfarsi.Infine un mobile a scaffali,alto fino al soffitto,pieno di vecchie cassette VHS,ormai obsolete, di film registrati,da riversare su DVD o da buttare. Lei volle pure vedere i due balconi.Quello a nord,con tutte le fioriere a posto,era il più in ordine,a parte,alcuni scatoloni contenenti degli stracci. Vasi e sottovasi vuoti, scatoloni per la raccolta di vetro , metalli e plastica,un  catino di plastica pieno di sassi.  Molte foglie, sul pavimento, che non veniva lavato dal tempo dei lavori al palazzo,cioè da un paio d’anni.Il balcone a sud,aveva qualche fioriera vuota,molti vasi con piante secche,una busta da immondizia piena di foglie vecchie,un po di roba per terra.Molto da sistemare,finire,riportare alla bellezza di prima della rifacitura delle facciate dell’edificio,che l’avevano costretto a liberare di tutto, i due balconi.  Finita l’ispezione, di fronte all’espressione sgomenta di lei ,Marco si scusò    <<Te l’avevo detto>> si giustificò lui.                                                                        << Ma come fai? Ora capisco perché non inviti più nessuno a cena!>> .Lui si sdraiò su una poltrona,dopo essersi riempito un bicchierino di wisky                                               << Speriamo di scaldarmi un po’>> disse trangugiando il liquore                                 <<Vedi come mi sono ridotto.Bei tempi quando facevo le cene per gli amici! Ti ricordi?>> rammentò con amarezza                                                                                               <<Ma prenditi una colf,almeno!>> lo invitò a fare                                                  <<Come no! L’ultima ha fatto entrare il suo uomo, in mia assenza ed ha rubato tutto quello che potevano rubare.Li hanno presi,ma rimessi subito in libertà.Adesso chissà dove sono andati a rubare!>>                                                                                                 Il discorsò si concentrò, per un po’, sull’ingiustizia italiana, poi lui precisò                       << All’inizio,senza colf me la cavavo bene,ma ultimamente, mi ha preso un’abulia,una stanchezza che non ti dico!Per non parlare dell’artrosi all’anca! Quel poco tempo libero che ho, da tutti questi impegni, non mi va di occuparlo per mettere a posto casa.Mi rilasso,leggo,scrivo e vedo la TV>>

<<Te lo ridico un’altra volta>> insistè lei <<hai bisogno di una donna in gamba.Smetti di crucciarti per quella dottoressa stronza e guardati in giro, finchè sei ancora in gamba!Non lasciarti andare o è la fine>> concluse ammonendolo. Lui si alzò,disse di sentirsi meglio e che era ora di andare a  letto.La ringraziò tanto.Si salutarono e lei gli fece promettere di chiamarla la mattina dopo ,appena sveglio.Promise.                                                        Malgrado i consigli della sua amica, la frequenza delle lettere aumentò,il contenuto si faceva più pressante.Marco si stava  chiedendo,se fosse opportuno,nelle e-mail,inserire un po’ di sesso.Non molto,non pesante, quanto basta,solo una spalmatina, come diceva Tognazzi nel film “Amici miei”.   Marco non sapeva assolutamente,che tipo di donna fosse sessualmente,nè aveva elementi per dedurre qualcosa.Si poteva andare dalla  frigidità,alla ninfomania ben nascosta.

Lui  immaginò la dottoressa, in tantissime situazioni,a cominciare dal  fare stancamente il “sesso del sabato sera” ,al sesso sfrenato con un suo toy-boy,all’amore silvestre e selvaggio, con un gagliardo giovane montanaro, all’ andare col suo partner, in un club privè.La provincia italiana ne è ricca e la gente annoiata, dal solito tran tran, è molta !Decise quindi di inserire,nelle future e-mail, elementi di erotismo.

Che significato avevano questi pensieri,tutte queste fantasie? Lei sicuramente,avrebbe detto che era un maniaco,un pervertito.Uno psicanalista invece, avrebbe affermato che faceva così, per fare sesso per interposta persona,come fanno molti mariti, che godono, a vedere un altro uomo, fare l’amore con la moglie.In realtà, era solo un innocuo divertimento,per “vendicarsi” di lei ,che diceva di essere una donna “molto riservata”, che gli aveva detto no e che, pensava, lo aveva preso in giro.

Ebbe poi l’impressione, che con tutte quelle lettere, stesse passando per  uno capace solamente di fare chiacchiere e niente fatti.Il famoso “ Chiacchiere e distintivo” di Robert De Niro ! In fondo, non le aveva mai fatto, una corte assidua,”dal vero”. Allora fù più incisivo,più concreto.

Avanzò l’ipotesi che avrebbe potuto aspettarla,fuori la ASL,nella pausa pranzo.Oppure la sera,alla fine del lavoro.Le inviò ,sul luogo di lavoro , tramite fioraio,un bel mazzo di rose rosse.Ottenne finalmente risposta,ma non come sperava.

                                

 L’INVERNO NEL CUORE

Il martedi,ultimo di Novembre,le inviò quella che poi sarebbe stata l’ultima e-mail. Una lettera molto  diversa dalle altre, poca ironia ,toni da duro, spavaldo.  Le scrisse,senza volgarità o termini crudi,come avrebbe fatto l’amore con lei.Il tutto,in stile più dannunziano che pasoliniano, molto romantico-sentimental-ottocentesco.Sentendola come una sinfonia, che parlava di amore profano,pensò giusto, di intitolarla  “L’Erotica”, rifacendosi all “Eroica” di Beehetoven. Alla fine, era incerto se inviarla o no,voleva pensarci bene.La lesse e la rilesse bene  e ritenendo che non ci fosse nulla di volgare, che potesse offendere la sensibilità di una donna della sua età ed esperienza umana,cliccò “invia”,tenendo comunque, le dita incrociate .

Risposta immediata,il giorno dopo, Mercoledì,dai carabinieri.                                            All’ora di pranzo,una ragazza che si presentò come carabiniere, della caserma vicina alla ASL,lo chiamò sul cellulare e lo informò,dopo aver chiesto se fosse proprio Marco Riva,abitante al suo vecchio indirizzo, che era stato presentato un esposto nei suoi confronti.  Marcò,molto meravigliato, all’inizio pensò al condominio, dove aveva abitato tanti anni.Scartò l’ipotesi;era  passato tanto tempo da allora.Che condomino poteva fargli ora un esposto?  Pensò a chi, in zona,potesse avercela con lui.Alla fine un lampo!Incredulo                                                                                                          << Mi dica,è forse stata una donna..>>                                                                    <<Si >>                                                                                                                      << Una dottoressa?>>                                                                                           <<Si,una dottoressa….>>                                                                                      <<Ho capito>> e rimase in silenzio,colpito.Stava assimilando la notizia. La carabiniera,con voce un po’ scherzosa,cercò di tranquillizzarlo. Conosceva il contenuto dell’esposto.                                                                                                                << Sa a volte,facendo la corte,senza accorgesene,trascinati dalla passione,si va un po’ fuori dalle righe.Ma non si preoccupi,non ci saranno conseguenze.Finirà tutto qui.Se passa le facciamo prendere visione,firma ed è tutto finito>>                                                   A Marco, ancora silenzioso per lo stupore,sembrò quasi,che la carabiniera si divertisse,immaginandosi chissà quale lite tra amanti.

Stupefatto,incredulo! Lui,dai Carabinieri? Era la prima volta, in vita sua, che i Carabinieri lo cercavano.Decise di andare subito.Disse a se stesso, di non presentarsi come un cane bastonato, ma di fare bella figura,dare una buona impressione,di gentiluomo,di signore in tutti i sensi,di uomo di mondo,sicuro di se,un po’ curioso per quella vicenda.Si vestì,giacca e cravatta,una bella sciarpa lunga bianca,un bel cappotto di cammello ed infine, il più bel cappello che avesse,marrone,con falde rivolte all’insù,che tutti gli invidiavano. Si guardò allo specchio prima di uscire.Un distinto signore.

Al maresciallo,si presentò come Prof.Riva.Stretta di mano cordiale.Si accomodarono.Il carabiniere fece una breve introduzione,spiegando che l’esposto in se,non avrebbe avuto nessuna conseguenza e che lui, sperava, che si concludesse tutto lì.  A Marco il maresciallo sembrò un po’ stupito,probabilmente si era aspettato un uomo un po’ più arrogante, nervoso,irrequieto,magari irrascibile,violento.Invece aveva davanti un simpatico signore, tranquillo,sorridente,dalle buone maniere,educato.Nel leggere l’esposto, Marco sorrideva e ad un certo punto,quando lesse che lei lo  accusava di parlare solo di sesso,esclamò “ esagerata!”.  Alla fine,disse che, se la signora si era risentita delle sue e-mail,lui se ne dispiaceva,prendeva atto e prometteva di evitare, in futuro, ogni contatto.Il graduato sembrava contento ,di come si stessero mettendo le cose,scrisse al computer delle dichiarazioni di circostanza ,fece alcune considerazioni sul corteggiamento e stampata la pagina ,gliela fece leggere e firmare,due copie.Una per Marco .Lui chiese di poter avere una copia dell’esposto,ma il Maresciallo gli disse di no,che sarebbe stato complicato,che la cosa sarebbe andata in giro,che era meglio che finisse  li.Lui allora, non obiettò ed accompagnato alla porta , uscì nel buio umido di Dicembre.

Entrato in auto, ci vollero alcuni minuti prima di partire.Era stordito. Abbattuto.Si sentiva  completamente vuoto. L’aveva denunciato ai Carabinieri! Incredibile!                              Lei, lo considerava come un maniaco persecutore,un molestatore.Non riusciva a capacitarsi.Colpito senza nessun preavviso, avvertimento! Se erano sei mesi,come diceva lei nell’esposto,che la infastiva con l’e-mail,perché non dirglielo? Perché non inviargli una lettera dura e inequivocabile. Perché non telefonargli ed a muso duro,dirgli di smetterla.Una cosa umana,tra loro due,senza mediatori.Lui avrebbe potuto scusarsi,spiegarle,giustificarsi.

Da millenni,si dice che chi tace acconsente.Non che Marco pensasse che lei avesse cambiato idea,ma la mancanza di una risposta ferma,dura fino alla cattiveria,poteva far pensare che,in fondo,quelle lettere,lei un poco le gradisse.Erano lettere simpatiche,di corteggiamento,ironiche anche se a volte,vi era qualche garbata presa in giro,qualche leggera e ironica provocazione,ma sempre con tanto senso dell’umorismo.                   Quale donna, anche tra le più giovani,non avrebbe  avuto un po’ di piacere , per un corteggiamento così manifestato a lungo? E gli omaggi floreali sia virtuali in internet, sia reali,tramite fattorino?    Una reazione così,”pubblica”, proprio non se la sarebbe mai aspettata ,da una signora colta e intelligente e soprattutto,come diceva lei,molto riservata.

Ma di cosa aveva avuto paura?Lo conosceva di persona,sapeva chi era,non l’aveva mai importunata  per strada o con telefonate o messaggi!Mai avuto un atteggiamento minaccioso! Era  andata dai Carabinieri,come se fosse un violento,un criminale! Questo gli faceva molto male.

Guidò nel traffico serale,come un automa,perché la sua mente e la sua anima, erano altrove.Arrivò a teatro in anticipo.                                                                                 Quella sera,aveva la prova generale della  commedia,prima dei cinque giorni di spettacolo.Dovevano essere tutti in piena forma,brillanti, energici,dare il massimo.Marco col morale sotto i piedi,ebbe paura di rovinare lo spettacolo agli altri.Ma come si dice “The show must go on!”.Nella compagnia,solo Lauretta si accorse che lui era un po’ diverso dal solito e gli chiese cosa avesse.Lui rispose con il classico “niente”.Gli altri, erano tutti eccitati e presi dall’impegno. Marco si diede la carica interna necessaria e sul palcoscenico, tutto svanì, per lasciar posto all’attore.La prova riuscì bene.Le ultime raccomandazioni della regista e poi tutti a casa.Il giorno dopo Giovedi,riposo e reintegro delle energie,per essere carichi al massimo Venerdì,la sera del debutto.                 Appena fuori del teatro e solo in macchina,l’energia che lo aveva sorretto per la recita, lo abbandonò e si ritrovò a vagare nel vuoto più assoluto,come un astronauta nello spazio,senza più nessun punto di appoggio,di riferimento.Era alla deriva.

 

LA    VIGILIA  DELLA PRIMA

La notte,per dormire, ebbe bisogno di un sonnifero.Quando si svegliò,la mattina presto, era più stanco della sera.Trovò difficoltà ad alzarsi.  Alzarsi,per fare cosa? Aveva davanti a se, una giornata completamente vuota, da vivere ,  nell’assenza totale di energie,nel vuoto affettivo ,nel  dolore, nella delusione e nell’abbandono. Pensò, di andare in piscina, per stancarsi fisicamente,ma francamente, non ce ne era bisogna, era già totalmente privo di forze.  Di solito queste giornate di vigilia,di esami,concorsi,prime teatrali, provini,le passava passeggiando nei parchi della città,all’aperto, nel silenzio e nella  tranquillità.Si alzò a forza e si vestì, mettendosi le prime cose che gli capitavano fra le mani.Non scelse nulla,cosa che non faceva mai.Uscì a comprare il giornale,si sedette ad un bar, di un affollato  centro commerciale .Sfogliava il quotidiano,ma leggeva solo con gli occhi,la mente non era presente, vagava con altri pensieri.L’angoscia aumentava piano piano, costantemente.A  pranzo, riuscì a mangiare a fatica.

Il pomeriggio fu peggio.Il buio alle quattro,gli aumentò molto lo stato angoscioso.Fece qualche telefonata ad amici e parenti,pensando di distrarsi un po’,di riprendersi.Non funzionò.Il cinema? Non avrebbe “visto” il film.Pensò di uscire a passeggiare in una strada affollata del centro.Scartò l’idea.Sapeva che stare in mezzo agli altri, in quel modo,si sarebbe sentito più solo,più triste e abbandonato.

Pensò di scriverle delle scuse.Si mise al PC.Scrivendo sentiva che ,con le parole,faceva uscire dalla mente anche l’ansia.Finita la lettera,non la spedì.Voleva rileggerla bene.Riflettere.

Con l’esposto ai Carabinieri,la dottoressa aveva praticamente detto, che lui era uno stalker,un molestatore,una persona minacciosa, che agiva nell’ombra,uno che le rovinava la vita,le metteva paura continuamente.Si mise a guardare tutto con gli occhi di lei,cercando di percepire, come probabilmente lo aveva sentito lei, negli ultimi tempi.  Si mise paura.Paura di se stesso.   Si vide come quegli  psicopatici, dei film americani, che perseguitavano donne indifese. Lui li disprezzava profondamente. Era  come uno di quelli?Di colpo gli cadde addosso il mondo ,sentì quasi fisicamente, il gran disprezzo di lei!Una vergogna mai provata, lo fece sprofondare all’inferno.

                         

THE   SHOW   MUST  GO   ON

Venerdì, giorno della prima. Si svegliò, sentendosi molto stanco ed oppresso da un gran senso di colpa.La notte, aveva dormito grazie ad un paio di sonniferi, ma anche grazie alla voglia della mente, di sfuggire alla sofferenza di un’amara realtà.Si alzò e cercò di rinfrancarsi,convincendosi  che non era possibile,che uno come lui, fosse diventato, improvvisamente un malvagio.Si promise di ripensare bene a tutto,analizzare con calma i fatti,rileggere attentamente e criticamente, tutte le e-mail.Infine, si disse,che probabilmente,avevano ragione quelle due amiche,con le quali si era confidato,dicendo che, lei era “soltanto una stronza da lasciar perdere”.

Quelle cinque serate, spalmate in due fine settimana,furono un successo.Riuscì a tirar fuori tutta la grinta che aveva.Anche con la morte nel cuore,riuscì a far ridere la gente,a non deludere,a non rovinare il lavoro agli altri  della compagnia.Un motivo  per essere soddisfatto.Ma non lo fù!

Naturalmente,questa volta,non le portò,come aveva fatto le volte precedenti,il DVD della commedia.

In quei giorni e nei successivi, continuò a rileggere,correggere,modificare la lettera di scuse.Voleva scusarsi,spiegarsi,giustificarsi. Alla fine decise di non fare niente.Non sapeva, come lei potesse reagire ;se era ancora risentita,offesa, le sue parole non avrebbero avuto nessun effetto.Magari l’avrebbero fatta ancor più infuriare. Si rese conto di non conoscerla ,nel privato.Decise di far passare del tempo,far decantare la situazione, calmare gli animi.Ora la cosa migliore,sarebbe stato il silenzio!Che scenda l’oblio.

                            

ANALISI  DELLE  E-MAIL

Passò le vacanze di Natale ospite del fratello e della cognata.Tristi vacanze!

Tornato a casa dopo la Befana,riprese le normali attività.Passò qualche giorno, prima che potesse prendere in esame, tutte le e-mail scambiate con la signora.Aveva un po’ paura, di scoprire cose spiacevoli, su se stesso.Finalmente prese in mano la cartellina, dove teneva tutta la corrispondenza,le foto,le notizie su di lei.Proprio come fanno i maniaci,pensò. Cominciò, con calma, la lettura critica.   Fu costretto a guardarsi nel profondo,a chiedersi se fosse effettivamente un molestatore,un maniaco.Aveva  timore, di trovare,una zona buia di se stesso,che non pensava di avere.Ma man mano che  leggeva l’e-mail ,in ordine cronologico,l’umore si sollevava.Non trovava niente di fastidioso, offensivo,molesto.L’unica cosa che poteva sembrare “strana”, era il suo insistere, malgrado lei gli avesse detto di no e non rispondesse più alle sue e-mail.Faceva parte della cultura o se vogliamo sottocultura italiana.Per ottenere l’attenzione e l’amore di una donna,l’italiano comune,è sempre stato costretto a insistere e molto.Solo insistendo e insistendo, l’uomo poteva ottenere qualcosa.   Era la dura legge del corteggiamento. Se al primo NO si abbandonava, si poteva pure essere accusati di essere dei “mollaccioni”.Regole del passato certo,ma che in moltissimi casi,specie per le donne mature,valevano anche oggi.Marco aveva solo seguito queste regole.  Purtroppo,oggi sono tempi di gran confusione ed è difficile sapere qual’è il confine tra il corteggiamento e lo stalking,perché questo varia di donna in donna.E lui,dalla signora,dopo il no di quella sera al bar,aveva avuto,in occasione di una visita di routine, solo una gentile e amena richiesta, di non insistere con le e-mail “accusatorie”. Allora lui smise con le “accuse” e cominciò con il “corteggiamento” epistolare . Non ricevette mai un deciso alto là. In tutte l’e-mail c’era solo un educato corteggiamento:                                                                                ”… quella sera del nostro incontro,primo e ultimo purtroppo,mi sarebbe piaciuto portarla a cena in un simpatico ristorante sui navigli,tra giovani coppie ai primi amori e poi salire su uno dei tanti posti panoramici,con la splendida vista notturna della città tentacolare ( che lei odia tanto),dichiararmi e poi firmare il tutto con le mie labbra,con un bacio dolcissimo,lunghissimo e,perché no,sensualissimo!Sentirla a me vicino ed emozionarmi per il suo calore,il profumo dei suoi capelli,della sua pelle e della sua anima.Avvolgerla in una nuvola inebriante di sensazioni e sentimenti!Baciarla instancabilmente,coprendola con amorevoli carezze e trasportare la sua anima,con la forza dell’energia pura dell’amore,in un ballo sensualissimo e….mi scusi! Mi sono lasciato trasportare dal mio estro armonico…”

Nei suoi scritti online,ogni tanto si permetteva qualche bonaria presa in giro,come sulla scelta di “ritirarsi” tra “i monti che le sorridono e le caprette  le fanno ciao”, come ad Heide.  Oppure,insinuare  che avesse il gusto  horror,di sentire  l’ululato dei  lupi, nelle fredde e lunghe,notti d’inverno.                                                                        Scherzava, a volte, sull’Harley-Davidson,perché un giorno all’ambulatorio,lei  tardava ad arrivare.Un po’ prima delle dieci, la vide finalmente arrivare lungo il corridoio,falcata da Valkiria,stivaletti neri, calzoni in pelle nera,giubbotto marrone in pelle ,con larga cintura,un baschetto, che racchiudeva tutti i capelli,occhialoni  scuri.All’inizio, neanche la riconobbe.Sembrava una motociclista,della banda di Marlon Brando nel film “Il selvaggio”,che allora ebbe molto successo e fece scalpore, appena scesa dalla sua Harley-Davidson .Lei,guardò gli astanti,che aspettavano,come se fosse meravigliata di vederli già li. Entrò nella stanza.Pochi minuti dopo, usci per chiamare il primo paziente. Un’altra persona.  Scarpe basse,camice bianco,capelli lunghi sciolti,sorriso dolce.Un angelo consolatore!Una metamorfosi incredibile! Dottor Jeckyl  e Mr.Hide !  Da quel giorno,nelle e-mail, ogni tanto, ironizzava,come tra amici, dicendole che, scorrazzando sulla moto,per le valli valdostane, spaventava i lupi, impedendo loro di accoppiarsi, col risultato che la natalità dei lupi nella zona,negli  ultimi anni, era scesa in picchiata.

Le provocazioni.  Sempre fatte con bonaria ironia e garbo,  allo scopo di farla reagire e magari rispondere.Mai con cattiveria o volgarità.Il massimo della provocazione,fu quella di immaginarsi, chi fosse il compagno di lei.Avanzò due ipotesi. La prima, che fosse uno molto più giovane di lei,bello,tosto,gran simpaticone ed affabulatore, incantatore,magari senza arte ne parte e che lei aiutava generosamente.In pratica un Toy-boy, come andava di moda adesso, tra le donne vip, di una certa età.Idea un po’ cattivella, da far arrabbiare parecchio.                                                                                                                    La seconda ipotesi,era l’opposto.Un uomo anziano,di fama,stimato nella comunità e carico di soldi.

Sui due ex mariti, si  chiedeva, se quei due fossero fuggiti, perché arrivati alla disperazione .O se invece, lei avesse guardato solo alla bellezza,alla presenza fisica,per poi sbattere il muso,contro l’assenza di sostanza .

Seriamente,invece,le aveva fatto proposte allettanti.Almeno per lui. Invito a passare un bel week-end a Portofino.Data a sua scelta.   Altra  proposta,proiettata nel futuro prossimo,quella di trasferirsi in un paese caldo,al mare,una volta che lei fosse andata in pensione. Proposte accompagnate da belle foto di quei posti,di persone innamorate, su quelle spiagge.Tutto molto romantico .

Per quanto riguardava il sesso,lui ne trovò poche tracce nelle quarantaquattro  e-mail.C’era solo l’invio di baci,carezze,richieste di fare l’amore,ricordare il gioco del dottore e la paziente,ma a parti inverse, informarsi se lei avesse mai fatto l’amore sulla neve,sul lettino dello studio,in cucina, sul tavolo tra sughi e minestroni.

Tutte queste prese in giro,provocazioni ,erano sparse, in un mare di lettere, dove il sentimento più espresso, era l’amore, dove le faceva la corte, la riempiva  di complimenti,con banalità del genere:

“O splendida creatura,vorrei essere il suo sole,che la riscalda e le infonde                           l’energia per vivere e amare                                                                                        vorrei essere la pioggia che le bagna il bel viso                                                         vorrei essere  il vento,che le accarezza la pelle e le gonfia i bei  capelli lunghi                   vorrei essere l’acqua della doccia,che le bagna ogni parte del suo bellissimo e desiderabile corpo                                                                                                                       vorrei essere il freddo delle montagne ( che a lei piace tanto!),che la ritempra e la penetra fin nelle ossa                                                                                                           vorrei essere la neve dei suoi monti,per farle vedere il mondo,in un aspetto fiabesco                                                                                                                    vorrei essere una sua coperta,per coprirla e scaldarla tutta,nelle fredde notti invernali                                                                                                                      vorrei essere la sua crema,che si spalma dolcemente sulla sua morbida pelle                                                                                                                    vorrei essere un suo cane,per essere da lei accarezzato e coccolato                                  vorrei essere un suo gatto,che le fa le fusa e le si accoccola in grembo                                                                                                                        vorrei essere un uomo,che divide con lei,il  prezioso talamo,fatto col legno di un’antica quercia                                                                                                                        vorrei averla per me,con me,per sempre!                                                                             

 Questo le  scrisse,una volta,in un attacco poetico

Di simil erotico,trovò qualcosa solo in due scritti,che furono poi gli ultimi.Il primo diceva:

….entrare nella sua doccia e dolcemente, lentamente,insaponarla tutta,nascondere le sue forme,il suo corpo tutto, sotto una coltre schiumosa, poi, con getti di calda acqua,scoprirla pian piano, dalla testa giù giù fino all’ultimo dito, col piacere immenso di vedere nascere dalla schiuma, una così bella creatura umana!

La nascita di Venere,ovviamente!Ma non è stata capita!Vai a fare il poeta!

In quella che sarebbe stata poi,fatalmente,l’ultima e-mail,e che pomposamente  intitolò “L’Erotica”, descrisse il  suo desiderio amoroso. Per la prima volta,le diede “coraggiosamente” del “tu”,un tocco,un inizio di intimità.

Mi piacerebbe entrare in continuo contatto con la tua anima e dividerne le sensazioni,le emozioni. Stare  in contatto con il bellissimo involucro della tua anima,il tuo corpo,a me finora sconosciuto e fare un lungo viaggio,alla  sua conoscenza .             Come non desiderare, di baciare il tuo viso radioso e poi scendere, lentamente,a conoscere,con le labbra,ogni centimetro del tuo seno da adolescente,delle tue braccia marmoree,del tuo morbido ventre,delle tue lunghe e ben tornite gambe,dei tuoi glutei scolpiti da un grande artista. Accarezzarti  tutta,lentamente,dolcemente,ripetutamente, in un crescendo di vigore fisico.  Sentirti tutta,con l’aderenza del mio corpo,fino a fonderci in un unico essere, caldo e trepidante.  Entrare in profonda simbiosi fisica e mentale e riempirti d’amore, calore,dolcezza,tenerezza,gioia.  Sentire il tuo corpo, in una vibrante armonia,in un infinito vortice di passione!  Annullarsi,l’uno nell’altra,dividere gli stessi battiti,gli stessi respiri,gli stessi sussulti,gli stessi piaceri,le stesse struggenti emozioni,per poi planare in un mare di pace infinita!                                                                           

Una descrizione che a Marco, quando la scrisse, sembrò molto poetica e poco erotica.A distanza di mesi,rileggendola,un po’ se ne vergognava, per la sua banalità e puerilità.Roba da adolescenti timidi di una volta, pensava.Invece la signora, andò in corto circuito e fu colta dal panico!

Per rendere più interessanti le sue e-mail, aveva preso l’abitudine, di allegare delle foto,inerenti all’argomento della lettera,se poteva.Foto fatte da lui o prese dalla rete.Belle foto,di paesaggi,di mari del sud,di splendidi panorami,di animali,di coppie al tramonto.Tutte foto molto romantiche e sempre, nel segno della bellezza,del gusto e dell’eleganza.

Capì infine, che fu un grave errore, farle sapere,tutto quello che veniva a sapere di lei,tramite Google. Probabilmente  lei,percepì la cosa ,come una minaccia,come se lui, fosse uno che la spiasse nell’ombra,con brutte intenzioni.Si rese conto,che era il metodo che seguivano i maniaci,i molestatori,per far sapere alla “vittima”,che la controllavano,che sapevano tutto,insinuando nella donna ansia,paura,insicurezza.Di questo ne godevano,li faceva sentire potenti,dominanti.Non era certo il caso suo.Ma solo ora, si rese conto,di questo.

Negli ultimi sei mesi ,citati dalla dottoressa nell’esposto,le e-mail  furono solo ventiquattro, di cui alcune,erano praticamente comunicazioni di servizio,riguardanti la sua attività teatrale.

Al termine della lettura,Marco si sentì  molto sollevato.Dell’essere spregevole,del maniaco molestatore, non aveva trovato traccia.   Ma si rendeva conto la signora,cosa fanno i veri stalker? Continue telefonate giorno e notte,con insulti e minacce. Scenate  pubbliche violente, dispetti  di ogni genere,cattiverie e crudeltà fino ad arrivare alle percosse o peggio ancora.   Quasi ogni giorno, la cronaca ne raccontava le “gesta”!Forse la signora non leggeva i giornali.Marco avrebbe voluto ritagliare quegli articoli ed inviarli per posta alla dottoressa,per dimostrare che lui, con quella gente,non c’entrava niente.   Si astenne, perché pensò che la signora, l’avrebbe presa come minaccia,del tipo “vedi cosa potrei farti?”.                                                                                                                   L’unica cosa che si rimproverava,era l’aver calcato la mano, nell’ultima settimana.Nell’aver  voluto fare il duro,aveva superato,senza accorgersene,il  limitie,ma sempre  mantenendosi nell’area dell’accettabilità,della legalità, senza volgarità ,minacce, crudezze, insulti od offese. Evidentemente, non conosceva la “ soglia di  irritabilità”della signora.

Nel frattempo,guai seri si presentavano a Marco.Verso la fine di Gennaio,andò da un dermatologo a fargli vedere una macchia sulla gamba .Il dottore gli ordinò di fare un test.Sospettava un melanoma.   Il responso fu purtroppo positivo.Quel giorno rientrò a casa, molto triste.A pranzo ricevette la telefonata di Thea.

<<Ciao!Allora hai saputo il risultato>> chiese lei, ansiosa,come sempre.Si erano sentiti giorni prima e le aveva parlato della cosa.

<<Si.Purtroppo è un melanoma>>                                                                               Un attimo di silenzio tra i due,poi Marco sdrammatizzò                                                     << Il dottore ha detto di non aver paura.Si risolverà .Per fortuna è solo all’inizio>>                                                                                                                   <<Si si,è vero!Un mio cugino,l’ha avuto qualche anno fa.Si è curato ed ora sta benissimo!Vedrai che anche a te andrà tutto bene!E chi t’ammazza!!!>> breve pausa << Quando cominci la cura?>>                                                                                    <<La settimana prossima,ha detto il dottore.Devo fare degli esami per vedere lo stazionamento del melanoma.Poi ci sarà l’asportazione chirurgica.Poi come tradizione,un po’ di chemio.Infine,ma si vedrà,si potrebbe fare un po’ di immunoterapia.>>                  Andarono avanti una mezz’oretta,sdrammatizzando e cambiando discorso.  Lei si lamentò, come al solito, dei problemi della figlia.Lui pazientemente,ascoltò,come sempre. Alla fine,prima di riattaccare,lei sentì che Marco non aveva detto tutto                            <<Dimmi,che hai in testa?>> chiese un po’ preoccupata.  Dopo un po di esitazione                                                                                                                   <<Vorrei farmi vedere anche dalla dottoressa.Per avere il suo parere…>>                                                                                                                  <<Ancora con la dottoressa!!!>> esclamò un po’ stupita e dura                               <<Lasciala stare,quella è solo una stronza ,che è meglio perdere che trovare!Lo vuoi capire che non ti merita!  A voi uomini, certe volte, non vi capisco!Perdete la testa dietro a certe stronze!>> si sfogò lei.                                                                              <<Mi piacerebbe avere un suo parere,un suo consiglio sulle cure da seguire.Dicono che è molto brava…ma non credo sia il caso…>>                                                                 << Appunto non è il caso!Poi lo dice lei che è brava!Cambiamo discorso che è meglio!>> Lei lo salutò,incoraggiandolo .

E vennero i tristi giorni delle cure,delle terapie,della sofferenza,delle paure,delle speranze.Giorni nei quali,la tua vita è nelle mani degli altri e speri che siano bravi,capaci di guarirti,che facciano la cura giusta.Avrebbe ancora voluto andare dalla “sua” dermatologa,per avere un suo parere,per essere tranquillizzato da lei.Ma non poteva andare ,da chi aveva paura di lui,da chi non voleva vedederlo e forse da chi lo odiava,da chi lo aveva denunciato.   Gli amici e parenti, gli furono vicino in tutto il percorso.Strinse i denti, sopportò tutto ed infine uscì a riveder le stelle!  Guarito,si gettò tutto alle spalle e riprese,con più gusto,più voglia,più entusiasmo, la vita di tutti i giorni.Aveva ancora tante cose da fare!

 

Marco riandò alla ASL, fermandosi nell’atrio,per vederla e per farsi vedere,come per dirle, che ora stava bene,anche se era conscio che lei non poteva sapere niente. Ci andò tre volte. La vide, sempre con la sua solita falcata da valkiria,passava davanti a tutti,altera come sempre,si fermava nel pianerottolo,inseriva il badge ,e poi saliva in ascensore.        Notò che portava sempre occhialoni neri,anche se pioveva .  Sembrava,si nascondesse.Marco  si ricordò che molte donne,anche giovani, lo fanno,per nascondere eventuali  rughe intorno agli occhi.   La vide  scura in volto,come se fosse di malumore .Si domandò se per caso avesse problemi,se fosse triste, infelice.Lui se la ricordava elegante,sorridente, aperta,piena di charme. Però, lui  la vide fuori dalla ASL,solo una volta,la sera del “licenziamento”.Nel privato,non l’aveva mai vista. Si trovava forse, davanti ad una donna dalle due personalità? Una pubblica, di dottoressa ,sorridente, gentile, cordiale,premurosa,  disponibile. E una privata,riservatissima, chiusa,delusa,sempre imbronciata?

Avrebbe voluto andare il Sabato e la Domenica ad Aosta e girare per la città e nelle frazioni li intorno,nella speranza di incontrarla o per strada o in un bar,in un supermercato,in un ristorante.  Desiderio di vederla nel privato,nella sua dimensione più umana,di donna.

Avrebbe voluto,ma non poteva più, ormai.

Aveva preso l’abitudine,la sera,prima di dormire,di accendere il PC e andare subito sul sito dell’associazione di volontari,per vedere se c’erano novità.Qualche nuova foto, dove c’era lei,presa durante un convegno o altri eventi organizzati dall’associazione di volontariato.    Poi passava ad aprire la cartella, dove aveva scaricato tutte le foto trovate di lei.Le guardava con affetto e desiderio immutato.Una in particolare gli piaceva molto.Un primissimo piano di lei,presa all’improvviso.Senza trucco.Probabilmente alla fine di una serata.La trovava molto “nature”, spontanea,veritiera.

Anche nelle foto,adesso notò che non sorrideva mai.Solo in due foto,appariva con un gran sorriso.La prima,dove appariva sfolgorante, accanto ad una celebrità ,dopo un congresso.Chissà lo sgomitare    di tutte le dottoresse,per farsi una foto con lui.La seconda,era all’inaugurazione di un nuovo centro medico   valdostano.Tutto il personale,per la foto ricordo. Due occasioni,dove sorridere era d’obbligo!

Viste le foto,pieno di rimpianti,spegneva il PC e andava a dormire pensando a lei.   Che pirla!

In seguito,Marco avrebbe voluto avere l’esposto, sempre negatogli dal maresciallo. Ci aveva provato due volte,ma gli aveva sempre risposto << che sarebbe stato meglio, se la cosa fosse finita lì>>.  L’esposto non era una denuncia,una querela,era solo una specie di reclamo.Per averne una copia, bisognava seguire un percorso burocratico ed infine dichiarare anche l’uso che se ne voleva fare.Così gli dicevano.Marco voleva solo avere l’esposto,per cancellare, con il bianchetto,nome, cognome , indirizzo e firma della dottoressa e poi incorniciarlo ed appenderlo  in sala, assieme ai quadri.Non era da tutti,ricevere un esposto, da una bella signora,per averle fatto la corte ed inviato ,realmente, mazzi di fiori!   Però, un paio di cose,Marco le aveva ottenute.  La prima era che ,non era passato inosservato .Nella vita la cosa peggiore, è non lasciare traccia,non suscitare negli altri, ne amore ne odio.Lui, l’amore, non l’aveva suscitato,ma, neanche indifferenza.                                                                                                                  La seconda cosa, era che,come  si dice volgarmente,era riuscito a “ farle alzare il culo” e farla “ciabattare” di gran carriera, dai carabinieri, a denunciare, che un malvagio signore, le faceva la corte via e-mail,le mandava mazzi di fiori,prima virtuali poi reali ed infine,massimo della perversione,voleva fare l’amore con lei! Ne era rimasta sconvolta e impaurita!

La cosa più incredibile di questa “storia”,era che lui aveva fatto, inconsapevolmente, la parte del “cattivo”,invece della solita, noiosa e infruttuosa, parte del “Bravo ragazzo”.

Gli seccava e molto,essersi innamorato così perdutamente, alla sua età,mica a diciott’anni e poi essere preso per i fondelli, in quel modo.

Qualche tempo dopo, Marco sentì il desiderio di rivedere Susy.Non le aveva voluto dire della malattia.Al cellulare,rispondeva sempre la segreteria telefonica.Le lasciava messaggi, ma lei non richiamava.Una mattina,calda e soleggiata di Maggio,andò all’ufficio postale di zona, dove lei lavorava.Chiese di poter salire nella sua stanza,ma gli dissero che non lavorava più li,si era fatta trasferire a Roma,dove viveva il padre.Uscì sconsolato. Un’amica,un sentimento, persi!

 

“ LA  VERSIONE    DI  BARNEY”

Come nel famoso libro di Mordecai Richler ,il protagonista ,in una specie di autobiografia, dà una nuova versione dei fatti.  Così Marco, volle riguardare la “storia”, da un nuovo punto di vista, procedendo  all’esame con freddezza ed anche cinismo,non escludendo nessuna ipotesi,come avrebbe potuto fare un osservatore esterno.

“Se vuoi capire una persona,non ascoltare le sue parole,ma osserva il suo comportamento”  aveva detto un certo Eistein .Marco, ora voleva rivedere tutto, con questo principio.Lui lo faceva sempre,ma spesso era fuorviato da un pregiudizio,da un affetto,da un non voler vedere e capire, dal voler minimizzare,assolvere.

Oltre ai fatti, bisognava osservare anche il linguaggio del corpo,i suoi movimenti,specie quelli involontari .Purtroppo per ,quest’ultimo, doveva fidarsi di quello che gli era rimasto impresso nella memoria.E la memoria spesso inganna,trasforma.   Rilesse attentamente curriculum vitae,trovato nei documenti della  Associazione di  Volontariato. Barney:                                                                                                                   << Ma non lo trovi,francamente  un po scarso,rispetto a quello di molti suoi colleghi.Ha fatto, dopo la laurea e la specializzazione,tanti corsi.Però di attività sul campo,in ospedali, cliniche, ricerche,stages all’estero,c’è ben poco. Si ha lavorato in due piccoli ospedali milanesi,ma con frequentazione volontaria>>                                                      <<Vanta vent’anni di titolarietà nella ASL dove l’ho conosciuta.>>  rispose Marco            << Bisogna vedere le aspettative iniziali.Per chi sceglie di fare il medico di famiglia,ovviamente il curriculum,non può indicare molti lavori in ospedali o cliniche,programmi di ricerca,stages all’estero.Un curriculum breve.>>                             <<Ma lei>>osservò Barney <<non aveva fatto quella scelta.Almeno così sembra>>

Marco pensò al suo vecchio dottore di famiglia,che col SSN aveva fatto la sua scelta e vi si era dedicato con passione.Era benvoluto  e stimato da tutti.Il suo studio era sempre affollatissimo di pazienti ,che venivano da ogni parte di Milano, anche dalle lontane periferie.

Sull’abitazione milanese, gli aveva detto che abitava vicino a sua madre,rimasta vedova. Barney:                                                                                                                      << Ma chi ti ha detto che è vedova.Lei del padre, non ne ha mai parlato, nelle poche e-mail.Ti ha detto solo che era Preside di scuola media>>                                               << Cosa vorresti insinuare?Che il padre se ne andato via,disperato per quella figlia?>>                                                                                                                      << Già.Sarebbe un’altra bugia della signora>>                                                               Trovato l’indirizzo su internet,una Domenica,quando sicuramente lei stava ad Aosta,Marco andò a dare un’occhiata.Era curioso di vedere se abitava in un villino,una casa signorile o,cosa improbabile, in un palazzo popolare.Era in una  zona periferica, signorile,una costruzione architettonicamente  particolare, strana.                                                   << Orribile>> precisò Barney<<Io ci farei vivere dentro l’architetto che l’ha progettato,per punizione>>                                                                                            << Ma bisogna vedere come sono dentro,gli appartamenti!>> replicò Marco.               Era un complesso di due palazzi ,fabbricati  da un ente per i dipendenti statali,lo stesso ente della casa dove ora abitava Marco.Quello di lui però, era un complesso che sorgeva in una zona popolare.Quello della signora,era invece un zona con pretese signorili,per  una certa borghesia  media,tipo preside di scuola,come era stato il padre della dottoressa. L’aspetto di tutto l’insieme,era però molto brutto;un pugno nell’occhio!Andò a controllare al portone  e vide che sul citofono, c’era scritto un altro cognome, oltre a Piovani.Pensò subito che fosse il cognome della madre.Ma allora abitavano insieme,diversamente da come lei aveva detto.                                                                                               <<Altra bugia>> sottolineò Barney <<però quello potrebbe essere il cognome del suo compagno>>                                                                                                         <<Se è così , anche lui vive e lavora a Milano  ed il venerdì pomeriggio, si trasferiva con lei sui monti.>>                                                                                                       << Quindi lui>> azzardò Barney <<potrebbe benissimo lavorare nella stessa ASL .Questo può spiegare  perché lei s’infuriò, quando  gli hai mandato col fattorino, delle rose rosse,vere, sul lavoro. Ah!Ah!Ah!>>

<< Ma veniamo a quella interrogazione,fatta da un consigliere regionale,all’assessore alla Sanità della Lombardia>>  disse malignamente Barney << Accusata di arrivare sempre tardi.Di assentarsi durante le visite per andare a spostare, la macchina parcheggiata male.Di prescrivere analisi ed esami non previste nella struttura pubblica e quindi, da fare in ambulatori privati,probabilmente amici>>

<<Accuse che si potrebbero fare un po’a tutti >> rispose Marco<< quello che mi meraviglia, è come siano arrivati al consiglio regionale.Mi sa tanto di vendetta.Qualche dirigente, le ha fatto delle advances e lei le ha rifiutate.Per vendicarsi, lui l’ha denunciata.Una vittima di stalking.Essendo una bella donna, è facilissimo che sia andata così>>                                                                                                                     << Questo lo dici tu>> incalzò Barney << lo scontro può essere arrivato a quel punto,per l’ostinazione di lei ad infischiarsene delle regole. Indisciplinata e ribelle,come ha detto di essere nelle e-mail>> breve pausa << Chissà come è andata a finire?>>                     << Visto che lei continua a lavorare li ,vuol dire che ha poi avuto ragione>> replicò Marco.

<< Ma chi ti dice che  non abbia dovuto subire un richiamo ufficiale e pagare una pesante sanzione ? Per quello che sappiamo,l’unica cosa cambiata da allora è che adesso, la macchina ,la lascia in un garage li vicino>>                                                          <<Ma hai mai pensato,alla vera ragione che l’ha spinta a lasciare Milano,per andarsene a vivere in un paesetto di montagna,una frazione di Aosta?>> Insistè  cattivello Barney

<<Me lo ha detto una volta,durante una visita.C’era un collega e gli spiegò che la vita di città, era più complicata,la città faceva perdere tanto tempo,che c’era tanta gente egoista e maleducata.Per lavoro, doveva scendere in città due ,tre volte la settimana e pagare pure il garage per la macchina>>                                                                                  <<A parte il fatto che ha fatto un po’ scena,come si dice.Voleva convincere più se stessa della buona scelta,che voi due.Dai retta a me;può darsi che qui a Milano, ha degli scheletri nell’armadio, oppure in provincia, è più facile emergere,farsi conoscere,essere qualcuno.Basta poco>> insinuò l’altro.

<<Ma no! Probabilmente>> sostenne Marco<< lei viene dalla provincia,ci ha passato la gioventù,forse la grande città come Milano,non l’ha mai accettata ed appena ha potuto , è tornata nella quiete provinciale>>                                                                                <<Ma ti ha preso in giro pure con le milonghe.Ti ha fatto credere che lei fosse un’appassionata del tango argentino,mentre invece lo fa, per dare  più credibilità al suo volontariato del “LifeStyle”. Ballare il tango argentino,è consigliato dalla sua associazione,per migliorare lo stile di vita.Se ti ricordi,in una foto è ripresa mentre fa un passo di ballo ,come dimostrazione, in un convegno.Altro che passione per il tango!>>     Marco non sapeva ribattere,non aveva elementi                                                      <<Ma se ha fatto scena,quella sera al bar,per il servizio. Ha detto che in città era assai carente,mentre da lei,in provincia, si che servivano bene! Il cameriere si era dimenticato gli stecchini!Una scena da donna di classe,che si innervosisce per la trascuratezza della gente,dei servitori.Lei! Una signora! Ah!Ah!Ah!>> terminò con una gran risata Barney.                                                                                                                        << Per rimanere alla “gran signora”, ti ricordi quando le telefonasti per accordarti sul luogo e l’ora dell’incontro,come ti ha risposto?>> incalzò ancora Barney                        << Si,mi disse,con gran distacco “io sono comoda alle sette e dieci, sette e un quarto al bar..>>

<< Tu l’hai mai sentita ,una donna, risponderti così ,in quel modo?!Roba da nobile verso un un popolano! Quante arie s’è data!>>                                                                 Marco ricordò che effettivamente, fu molto colpito da quella frase e dal tono.

<<Capisco che è difficile accettarlo,ma devi ammettere che, con molta probabilità, hai avuto a che fare,ti sei innamorato come un ragazzo,di una banalissima signora di provincia,che annoiata  dalla vita quotidiana,dalla gente barbosa che la circonda,insoddisfatta,e poco realizzata o frustrata sul piano professionale e forse anche su quello personale,di fronte alla richiesta di un distinto signore,gradevole di aspetto,colto, intelligente,dolce e simpatico,di avere una relazione sentimentale profonda e duratura,invece delle solite  proposte di sesso,di una botta e via,  decide di assecondarlo,di farsi corteggiare,di rivivere un poco i begli anni passati.Tu, poi, le ricordi,nel modo di scrivere, ampolloso,prolisso e  divertente,il suo secondo marito.Di nascosto dall’attuale compagno, comincia,come tante altre mogli annoiate e insoddisfatte,quella relazione virtuale, senza però sbilanciarsi troppo. Racconta di se molte cose non del tutto vere, per farsi bella e si da un po’di arie.Poi scoperta dal partner o resasi conto che le cose stavano prendendo una piega non prevista, l”indisciplinata e ribelle”si spaventa e ti convoca per chiudere bruscamente, quella conoscenza appena iniziata.Punto.>> Concluse paterno Barney.

Desolato,abbattuto,Marco pensò a tutto questo amore,questa passione,questo tempo passato a pensare a lei,a sperare,a struggersi,a colpevolizzarsi,ad andare in depressione, a perdere la testa,per una  così?  Per una “stronza” provinciale,come avrebbero detto  le sue amiche.?

VOLTARE      PAGINA

Perché invece di  voltare pagina e chiudere l’argomento, continuava  a sofrire di “Mal d’amore” come si diceva una volta?

Si “mal d’amore”! Non riusciva a cancellarla dall’anima.Ogni giorno,appena si svegliava,la sua immagine gli riempiva la mente . Cominciava a pensare, dove lei fosse e cosa stesse facendo.Solo le occupazioni intellettive,lo distraevano,mentre le altre,come pulire casa,fare la spesa, cucinare,gli davano lo spunto, per rivolgere il pensiero a lei. Ha una colf fissa e non fa niente in casa? Oppure anche lei deve occuparsi un po’ della casa?  Come sarà casa sua? L’immaginava grande,ben arredata,sempre pulita ed in perfetto ordine. Mentre quella di lui, era disordinata fino all’incredibile.                                    Anche a teatro ,durante le lunghe ed  estenuanti  prove,nei momenti in cui non era impegnato sul palcoscenico,invece di  entrare nel personaggio della commedia,veniva  invaso dalla figura di lei .Era come una lama nella carne, che  girava e rigirava con gran dolore .Non riusciva ad evitare, che il  “fantasma” di lei, penetrasse nella sua coscienza e se lo ritrovava davanti, più vivo, delle cose concrete che aveva davanti.  Si sentiva “posseduto” da lei,dalla sua immagine,dalla sua persona.La vedeva anche tra la gente,da lontano,per poi accorgersi,quando era vicina,che non era lei.Una  cassiera del supermercato,la ricordava nella figura e nel viso.Una giornalaia,le ricordava il suo modo di parlare.La vedeva nella cliente di un bar,in una signora sulla metro,nella commessa di un negozio d’informatica.Se qualche giorno,sembrava pensarla poco,come se stesse per dimenticarla e guardare avanti,poco  dopo, come un vento che soffia sul fuoco,veniva riavvolto dalle fiamme di quel sentimento e l’ immagine di lei, rideventava più viva che mai.  Il dispiacere di non averla mai avuta,gli procurava un dolore lacerante.  Aveva dimenticato tante donne, ed a volte in breve tempo,di alcune neanche ricordava il nome.Perché  non riusciva a sradicare dalla sua anima questa donna?La sua memoria,che ormai alla sua età, cominciava a dimenticare tante cose sul breve termine,non perdeva invece un pixel di lei .   Come la punta magnetica di una bussola, si posizione sempre  verso il nord,il suo pensiero virava sempre verso di lei.  Bastava un niente per pensare a lei, ritrovarsela di fronte.    Guardando alla TV le previsioni del tempo,vedere che tempo faceva al nordovest italiano,lo costringeva  a pensare a lei, chiedendosi ,dove  e cosa stesse facendo.  Si diceva ,che così ,perdeva solo tempo ed alla sua età,non poteva permetterselo,  doveva guardare altrove, nella speranza di trovare una compagna. Invece di sciogliersi da quel legame,era come se lo stesse stringendo di più. Si stava facendo del male,cocciutamente perché, era consapevole,come fosse assurdo rimanere attaccato ad una donna che non lo voleva e che dava la felicità ad un altro  .                          Spesso,rimpiangeva Susy,la sua giovinezza,la sua allegria,la sua voglia di vivere,il suo corpo stupendo,dall’avvenenza di una vamp degli anni cinquanta. Però non era mai stato coinvolto,come lo era con Franca!  Le assurdità della vita,della sua vita!

Decise allora di mettere per iscritto,tutta quella storia,tutto quello  che aveva provato e sentito.Una specie di psicoanalisi,per eleborare il lutto,guardarsi nel profondo, chiudere poi quel capitolo della sua vita e andare avanti.   L’aveva fatto già tante altre volte,con altre esperienze.

Si mise al computer e cominciò a scrivere.

 

 

 

 

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